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Caso scontrino a Venezia, polemica per il supplemento musica

A Venezia uno scontrino ha riacceso la polemica sui prezzi dato che oltre al costo di cibo e bevande sul conto c'era un supplemento per la musica

4 min di lettura

Martina Bressan

Martina Bressan

SEO copywriter e Web Content Editor

Appassionata di viaggi, di trail running e di yoga, ama scoprire nuovi posti e nuove culture. Curiosa, determinata e intraprendente adora leggere ma soprattutto scrivere.

caso scontrino

Venezia torna al centro di una polemica legata ai prezzi. Questa volta a far discutere è il conto pagato da due clienti seduti in uno degli storici caffè di piazza San Marco. Il totale non è stato basso, ma a sorprendere è stato soprattutto un supplemento comparso sullo scontrino.

Nuovo caso scontrino a Venezia

Venezia è una delle città più visitate al mondo e in molti sognano almeno una volta nella vita di camminare in Piazza San Marco. Sedersi ai tavolini di uno dei locali affacciati sulla piazza, poi, significa vivere un’esperienza unica, ma anche accettare prezzi generalmente superiori a quelli applicati in altre zone della città. La polemica sui prezzi a Venezia era diventata d’attualità durante l’edizione 2026 della Mostra del Cinema. A distanza di pochi giorni da quella discussione, una nuova vicenda ha attirato l’attenzione.

Due persone si sono sedute in un locale di piazza San Marco per ordinare qualcosa da mangiare e da bere, poi al momento del pagamento si sono ritrovate davanti a un conto di 72 euro. Come riporta il ‘Corriere della Sera’, lo scontrino comprendeva un toast classico al prezzo di 15 euro e un croissant salato con pomodoro e mozzarella da 16 euro. A questi si aggiungevano due Aperol Spritz, costati 17 euro ciascuno. Le consumazioni raggiungevano quindi un totale di 65 euro.

I sette euro rimanenti erano indicati sul documento come “supplemento musica“. Durante la permanenza dei clienti, infatti, nella piazza si stava esibendo una piccola orchestra composta da tre musicisti. La cliente, di origini toscane, ha spiegato che sul tavolo era presente un dépliant nel quale veniva comunicata la possibilità dell’addebito. Non si sarebbe trattato, quindi, di un costo nascosto, anche se la donna ha raccontato di essersi comunque sorpresa quando ha visto la voce riportata sullo scontrino.

Gli altri casi scontrino che hanno fatto discutere in Italia

Quello di Venezia è soltanto l’ultimo di una serie di casi scontrino diventati virali durante l’estate del 2026. Le fotografie dei conti pubblicate sui social hanno spesso diviso gli utenti tra chi denuncia prezzi ritenuti eccessivi e chi ricorda l’importanza di consultare il menu prima di ordinare.

A Milano ha provocato molte reazioni il prezzo di una bottiglia d’acqua servita in un locale storico del quartiere Brera. A segnalare l’episodio è stata la giornalista Stefania Pinna, che ha mostrato attraverso una storia su Instagram lo scontrino da sei euro. Inizialmente aveva pensato a un errore, scoprendo poi che la cifra corrispondeva effettivamente al prezzo applicato dal locale.

Un altro episodio si è verificato a Capri, dove il conto relativo a un pranzo per due persone riportava otto euro per una bottiglia d’acqua naturale e dodici euro per una Coca-Cola Zero. Il totale raggiungeva 120 euro, comprendendo due coperti, due primi di pesce e un’altra portata. A suscitare le maggiori critiche non sono stati i piatti, considerati da alcuni compatibili con i prezzi di un ristorante di fascia alta sull’isola, ma proprio le bevande.

A Forte dei Marmi, invece, una content creator ha raccontato di aver trovato sul conto della cena un “contributo volontario” del 10%, pari a circa 50 euro. La cliente ha contestato soprattutto il fatto che nessuno le avesse chiesto esplicitamente se intendesse lasciare la mancia. La vicenda ha, così, riaperto la discussione sull’eventuale necessità di introdurre la mancia anche in Italia.