Questo sito contribuisce all’audience di

Virgilio InItalia

Allarme latte e formaggi in Valtellina: cosa sta succedendo

In Valtellina è scattato l'allarme latte e formaggi: il caldo e la siccità hanno costretto gli allevatori di zona a riportare il bestiame a fondovalle

Pubblicato:

Silvio Frantellizzi

Silvio Frantellizzi

Giornalista

Giornalista pubblicista. Da oltre dieci anni si occupa di informazione sul web, scrivendo di sport, attualità, cronaca, motori, spettacolo e videogame.

Formaggio Bitto

Scatta l‘allarme latte e formaggi in Valtellina: le temperature elevate e la siccità stanno mettendo a dura prova gli operatori della zona, con impatti negativi su tutto il settore.

In Valtellina scatta l’allarme latte e formaggi

Sono diverse le cause che stanno incidendo in maniera negativa sulla produzione di latte e derivati in Valtellina, riconducibili al caldo e alla siccità: per via delle temperature elevate, le vacche producono spontaneamente meno latte del previsto, una situazione difficile da contrastare per le aziende locali.

A una minore disponibilità di latte prodotto dagli animali, corrisponde automaticamente un calo della produzione di formaggi tipici della zona: a risentirne di più sono i formaggi d’alpeggio tradizionali come il Bitto, la cui produzione rischia seriamente di far registrare quantità inferiori rispetto agli standard previsti.

Bisogna aggiungere, inoltre, la mancanza di acqua e di erba fresca nei pascoli ad alta quota, causata dalla siccità delle ultime settimane: gli allevatori sono stati costretti ad anticipare il rientro delle mandrie a fondovalle di diverse settimane, compromettendo così la regolare stagione dell’alpeggio e il calendario della transumanza.

Flavio Bottoni, tecnico di Coldiretti Sondrio, ha spiegato la situazione creata dalla siccità: “Ci sono tantissime aziende che hanno caricato gli alpeggi – si legge sul ‘Corriere della Sera’ – in provincia sono circa 200 quelli con vacche da latte. La monticazione coinvolge centinaia di allevatori e migliaia di animali”.

E ancora. “Il problema riguarda anche le produzioni tradizionali d‘alpeggio. Bitto e altri formaggi rischiano una stagione con quantità inferiori. La situazione è stata segnalata alla Regione come una criticità. Con il caldo diminuisce anche la produzione”.

I racconti dei produttori

Il ‘Corriere della Sera’ ha riportato anche alcune testimonianze dei produttori locali, a cominciare da Mario, 77enne titolare di un’azienda agrituristica a Piuro, in Valtellina: “Pascoli color oro. Il problema è che l’oro non dà da mangiare – ha spiegato – una cosa così non l’avevo mai vista”.

Sulla decisione di riportare il bestiame a fondovalle in anticipo rispetto al solito, ha spiegato: “le mie, una trentina di capi, erano vacche asciutte e vitelli. Abbiamo preferito scendere, meglio averli a casa quando arriverà il momento del parto”.

Durante l’estate le mandrie vengono portate in alta quota, così che il bestiame possa sfruttare l’erba situata a una maggiore altitudine, mentre nelle stalle di fondovalle si lascia riposare il terreno: si tratta di una pratica antica ma ancora fondamentale per l’economia agricola delle valli.

Solitamente, tra la metà del mese di giugno e fino alla fine di settembre, le mucche salgono negli alpeggi a una quota tra i 1.600 e i 2.100 metri di altezza: quest’anno, però, le temperature hanno accorciato sensibilmente il calendario della transumanza.

L’erba è diventata gialla in molti alpeggi della provincia di Sondrio e in alcune zone addirittura marrone e infine bruciata; un altro grande problema è quello dell’acqua, con le sorgenti al minimo, i ruscelli asciutti e gli abbeveratoi in difficoltà. C’è chi ha provato a resistere, portando fieno con balle arrivate in qualche alpeggio con l’elicottero: una situazione d’emergenza che costa e non rappresenta comunque una risposta valida per arginare il problema.