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Allarme riso in Italia: cosa sta succedendo col caldo

Coldiretti lancia l'allarme riso in Italia: il caldo, la siccità e l'aumento dell'importazione rischiano di mettere in ginocchio un intero settore

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Silvio Frantellizzi

Silvio Frantellizzi

Giornalista

Giornalista pubblicista. Da oltre dieci anni si occupa di informazione sul web, scrivendo di sport, attualità, cronaca, motori, spettacolo e videogame.

Chicchi di riso

Allarme riso in Italia: la produzione è messa a dura prova dal caldo torrido di questa estate e dall’importazione di prodotto extra europeo; a rischio una delle filiere più importanti del nostro Paese.

Coldiretti lancia l’allarme riso in Italia

A lanciare l’allarme è Coldiretti che parla di caldo record e siccità, fattori che portano inevitabilmente a stress idrico, vuoto di spiga e cali significativi di raccolto.

Le giornate roventi dell’estate 2026, con temperature di oltre 30 gradi sin dal mese di giugno, sta portando via gran parte del raccolto, mettendo in grande difficoltà le aziende agricole italiane.

L’Italia è il primo produttore di riso in Europa e copre più del 50% dell’intera produzione comunitaria: come riportato da ‘TgCom24’, le coltivazioni di riso nel nostro Paese ammontano a 1,4 milioni di tonnellate l’anno su una superficie totale di 216.000 ettari.

La resa delle coltivazioni è eccellente e si concentrano nella maggior parte dei casi in due Regioni: il Piemonte e la Lombardia che insieme vantano il 93% del raccolto nazionale.

Numeri importanti per un settore che deve però fare i conti con la sofferenza delle colture, costrette a fronteggiare un deficit idrico del 50%; soltanto nel 2022 si ebbe una situazione più grave di questa, ma mancano ancora diverse settimane alla fine dell’estate e l’arrivo di nuove ondate di caldo potrebbero aggravare ulteriormente la situazione.

Oltre alle alte temperature e alla siccità, anche le importazioni incidono negativamente sul settore: il crollo delle quotazioni, provocato da importazioni in aumento del 20%, sta mettendo in ginocchio le aziende agricole italiane, già schiacciate dai costi di produzione e dagli effetti del caldo torrido.

Come riportato da ‘Ansa’, Coldiretti ha fatto notare che la campagna commerciale 2025-2026, non ancora conclusa, ha visto arrivare in Italia più di 190 milioni di chili di riso straniero e che quattro confezioni su cinque provengono dall’Asia.

Il tutto si traduce in calo di oltre il 50% dei prezzi riconosciuti ai produttori: a preoccupare gli operatori è anche il negoziato per l’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e la Thailandia che rischia di aprire sempre più il mercato a uno dei maggiori esportatori mondiali di riso, aggiungendo un problema al settore italiano.

Le richieste per arginare il problema

Al Tavolo di Filiera convocato al Masaf, oltre a lanciare l’allarme, Coldiretti ha avanzato anche delle richieste, invocando un piano straordinario per salvaguardare una produzione simbolo del Made in Italy e un settore che rappresenta più della metà dell’intera risicoltura europea.

La maggiore associazione di rappresentanza e assistenza dell’agricoltura italiana ha chiesto un bando da 12 milioni di euro per destinare riso 100% italiano alle famiglie in difficoltà, rafforzando anche il reddito dei produttori.

Tra le richieste troviamo controlli più severi per poter certificare l’origine del riso e impedire le truffe ai cittadini, anche attraverso strumenti innovativi come la risonanza magnetica, la mappa genomica e la mappatura isotopica.

Il pacchetto, secondo Coldiretti, deve inoltre prevedere: un fondo dedicato ai contratti di filiera nell’ambito del Fondo Sovranità alimentare; risorse regionali per sostenere le imprese; stop alle importazioni selvagge con l’applicazione del principio di reciprocità negli accordi commerciali con i Paesi extra Ue; un piano nazionale degli invasi per affrontare le emergenze idriche; investimenti nella ricerca e nelle Tecniche di Evoluzione Assistita (Tea) e il rafforzamento del sostegno al riso nella futura Pac, premiando le aziende che investono in qualità, innovazione e sostenibilità.