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Allarme latte in Italia per il caldo estremo: cosa sta succedendo

In Italia scatta l'allarme latte per il caldo estremo: le alte temperature incidono negativamente sugli allevamenti, e mettono a rischio il settore

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Silvio Frantellizzi

Silvio Frantellizzi

Giornalista

Giornalista pubblicista. Da oltre dieci anni si occupa di informazione sul web, scrivendo di sport, attualità, cronaca, motori, spettacolo e videogame.

Bicchiere latte

Le ondate di caldo che stanno interessando l’Italia nelle ultime settimane mettono a dura prova il settore lattiero-caseario: le temperature record causano forte stress negli animali, con conseguenze negative sulla produzione di latte.

Scatta l’allarme latte in Italia: cosa succede

Nel mese di giugno del 2026 sostanzialmente i dati sono stati in linea con quelli dello stesso periodo di un anno fa, ma già nella prima parte di agosto è stata registrata una contrazione del 10% rispetto all’ultima settimana di luglio.

Dati che rappresentano un segnale indicativo di come il settore sia messo a dura prova: il caldo provoca un forte stress negli animali che riducono la quantità di latte prodotto, oltre a manifestare patologie legate all’afa; a tutto ciò bisogna aggiungere anche i problemi legati alla siccità e la difficoltà nel garantire l’acqua necessaria al bestiame.

Alessandro Mocellin, presidente del settore latte di Confcooperative, ha lanciato l’allarme: “Non ricordiamo un periodo con così tanti giorni consecutivi di temperature tanto elevate – si legge sul ‘Corriere della Sera’ – gli animali non riescono più a recuperare durante la notte, restano in una condizione di stress continuo e iniziano a manifestare patologie che normalmente non si registrano negli allevamenti.

Nelle aree di pianura e nella Pianura Padana la scarsità della risorsa idrica rappresenta ormai un’emergenza strutturale. Le criticità riguardano anche l’alimentazione del bestiame: la raccolta dei foraggi è inferiore alle attese ed è facile prevedere anche un peggioramento della qualità”.

Oltre alla questione temperature, il comparto è messo in difficoltà anche dai rincari del gasolio, dall’aumento dei costi energetici e dalla maggiore esposizione al rischio di blackout elettrici. La situazione dal punto di vista economico è molto delicata, perché l’Italia si avvia a una produzione record per l’anno in corso con circa 1,4 milioni di tonnellate (+5% rispetto al 2025) ma la domanda, come spiegato da Mocellin, “non riesce ad assorbire completamente l’offerta, con inevitabili tensioni sui prezzi”.

Parmigiano Reggiano e Grana Padano resistono

Al netto delle difficoltà del comparto del latte a livello nazionale, ci sono prodotti che riescono comunque a mantenere la propria solidità sul mercato, come il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano, denominazioni d’origine più strutturate che, ha spiegato Mocellin, “dispongono di strumenti più efficaci per affrontare la situazione di criticità”.

Il presidente del settore latte di Confooperative, evidenziando come Parmigiano e Grana riescano a difendersi, ha parlato anche di altri prodotti che al contrario sono più esposti: “Il Parmigiano Reggiano continua a distinguersi per la solidità del mercato e anche il Grana Padano mantiene un equilibrio soddisfacente. Più complessa, invece, la situazione delle altre produzioni Dop, che risentono maggiormente della contrazione dei consumi interni e di una minore capacità di esportazione.

Se si escludono Parmigiano Reggiano e Grana Padano, il resto del comparto caseario vive una fase di forte tensione. Anche produzioni importanti come l’Asiago mostrano un mercato sostanzialmente stabile, ma con crescenti difficoltà nella commercializzazione del prodotto. Oggi sono soprattutto i mercati esteri a sostenere le vendite, ma non tutte le Dop possono contare sulla stessa forza esportatrice dei due grandi formaggi italiani”.