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Allarme api in Sardegna: cosa sta succedendo e perché

Dopo il caldo estremo e gli incendi che hanno distrutto gli alveari e messo in crisi la produzione di miele, cresce in Sardegna l’allarme api

Pubblicato:

Valentina Alfarano

Valentina Alfarano

Editor & Coach Letterario

Lavorare con le storie è la mia missione! Specializzata in storytelling di viaggi, lavoro come editor di narrativa e coach di scrittura creativa.

Api in Sardegna in crisi

La condizione già fragile delle api in Sardegna è diventata ancora più critica durante una delle fasi più calde dell’estate, quando le temperature eccezionali e gli incendi hanno danneggiato gravemente gli alveari e provocato perdite che rischiano di compromettere il lavoro delle aziende apistiche per l’intera stagione.

Cosa sta accadendo alle api in Sardegna

La situazione più grave è stata segnalata nel Cagliaritano, dove un incendio divampato tra Selargius e Monserrato ha distrutto numerose arnie e causato la morte di oltre 750 mila api.

Il rogo ha colpito direttamente le attività degli apicoltori, che hanno perso gli insetti, le strutture produttive e una parte importante delle proprie entrate.

I dati riportati da ‘La Repubblica’ hanno descritto un comparto già provato da diversi giorni di caldo intenso; basti pensare che in alcune aree della Sardegna i valori hanno raggiunto i 47-48 gradi, mentre in località come Orani la popolazione ha dovuto affrontare temperature vicine ai livelli più estremi registrati sull’isola.

Gli effetti si sono estesi anche oltre l’apicoltura, i blackout hanno interessato diversi centri abitati, il sistema sanitario ha registrato una maggiore pressione e gli incendi hanno coinvolto centinaia di ettari. Canadair ed elicotteri sono intervenuti nelle zone di Ottana, Burgos e Teulada, dove le fiamme hanno danneggiato terreni agricoli e altre strutture.

Dopo i danni registrati nel Cagliaritano, pastori e agricoltori hanno sostenuto le aziende coinvolte attraverso la tradizione della sa paradura, un’antica forma di solidarietà nata per aiutare chi perde improvvisamente il proprio bestiame, ha permesso di raccogliere beni e animali da destinare agli apicoltori colpiti.

Il sostegno della comunità ha offerto un primo aiuto, ma le associazioni di categoria hanno chiesto misure capaci di proteggere il comparto anche nei prossimi anni. Coldiretti ha sollecitato interventi strutturali, poiché i ristori economici possono compensare soltanto una parte delle perdite subite dalle imprese.

Perché caldo estremo e incendi minacciano api e miele

Il funzionamento di un alveare dipende da un equilibrio termico delicato; quando le temperature esterne superano a lungo i 40 gradi, le api devono impiegare molte energie per raffreddare l’interno dell’arnia, trasportando acqua e favorendo la circolazione dell’aria attraverso il movimento delle ali.

Con valori superiori ai 45 gradi, questo sistema può diventare insufficiente: la cera dei favi tende ad ammorbidirsi fino a perdere stabilità, mentre le strutture interne possono cedere sotto il peso del miele. Il collasso dei favi provoca la perdita del prodotto e può intrappolare migliaia di api, che rischiano di morire per soffocamento o per l’eccessivo calore.

Il caldo ha inciso anche sulla disponibilità di cibo per gli insetti, le ondate di calore hanno ridotto le fioriture spontanee e la quantità di nettare presente nelle campagne. Gli incendi hanno eliminato altre aree vegetate, restringendo ulteriormente gli spazi nei quali le api potevano raccogliere le risorse necessarie alla sopravvivenza delle colonie.

Le difficoltà erano cominciate già durante la primavera, quando la Confederazione italiana agricoltori della Sardegna aveva stimato il rischio di una perdita pari al 70 per cento della produzione di miele, dopo una stagione segnata da piogge e improvvisi aumenti delle temperature. Le successive ondate di calore hanno reso il quadro ancora più fragile.

La tutela delle api riguarda anche l’equilibrio ambientale dell’isola, dal momento che questi insetti contribuiscono all’impollinazione di molte specie vegetali e sostengono la riproduzione delle colture; la loro diminuzione può quindi avere effetti che superano la produzione di miele e coinvolgono l’agricoltura, la vegetazione spontanea e la biodiversità della Sardegna.