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Troppo caldo, allarme funghi porcini in Italia: cosa succede

Scatta l'allarme funghi porcini in Italia: nei boschi se ne trovano sempre meno a causa delle temperature elevate e della scarsità di precipitazioni

Pubblicato:

Silvio Frantellizzi

Silvio Frantellizzi

Giornalista

Giornalista pubblicista. Da oltre dieci anni si occupa di informazione sul web, scrivendo di sport, attualità, cronaca, motori, spettacolo e videogame.

Raccolta funghi porcini

In Italia scatta l’allarme funghi porcini: il caldo asfissiante degli ultimi mesi è una grave minaccia nei confronti di una delle prelibatezze stagionali più gustose del nostro Paese.

Cosa sta succedendo ai funghi porcini per il caldo in Italia

Nei boschi italiani ci sono sempre meno funghi porcini: è la conseguenza diretta dell’aumento prolungato delle temperature e delle alterazioni del microclima forestale del nostro Paese. L’allarme arriva alle porte di settembre, storicamente il mese più importante dell’anno per la raccolta del porcino selvatico, prodotto a forte connotazione stagionale. Un problema non da poco se si pensa che in Italia, ogni anno, vengono raccolte fino a 30.000 tonnellate di funghi.

Il porcino soffre tremendamente il caldo: quando di notte si superano determinate soglie termiche, il micelio (parte principale di un fungo formata da una fitta rete di filamenti nascosti nel terreno o nel legno) entra in una sorta di blocco vegetativo di autodifesa e smette di produrre funghi.

Il caldo va di pari passo con la siccità che provoca un altro grande problema, la disidratazione del suolo: i funghi porcini, per svilupparsi al meglio, hanno bisogno di un’elevata e costante umidità sia nel suolo che nell’aria e le temperature elevate tendono a prosciugare lo stato superficiale di terra e muschio dove nascono.

A ciò bisogna aggiungere che i periodi di caldo prolungato spesso portano a piogge irregolari e nubifragi violenti: quando l’acqua cade rapidamente su un terreno indurito dal sole, finisce per scivolare via senza penetrare in difficoltà, un particolare che impedisce l’innesco della nascita dei funghi.

Le temperature elevate degli ultimi mesi a bassa e media quota hanno fatto sì che le uniche zone in cui resiste la crescita dei funghi siano quelle di montagna, oltre i 1.500 metri, oppure i versanti in perenne ombra: nelle zone restanti si sta assistendo a una riduzione drastica dei raccolti di funghi porcini.

Crisi dei funghi porcini nei boschi: i rimedi

Con il caldo che dura più a lungo e le piogge che arrivano tardi o si concentrano in pochi giorni, impedendo al terreno di conservare l’umidità necessaria, il prodotto scarseggia e al raccoglitore restano due strade: spostarsi più in alto per cercare i funghi oppure rivolgere lo sguardo verso l’estero.

Paesi come la Romania, la Serbia e il Montenegro, Paesi dove le condizioni termine e idriche di boschi e foreste restano più stabili, sono da tempo dentro la filiera che porta i funghi selvatici in Italia: a volte si tratta di una mossa necessaria per compensare la carenza di prodotto italiano sul mercato e nel mondo della ristorazione.

Ci sarebbe un’altra via, quella della coltivazione: non una risposta definitiva alla crisi dei funghi, perché verrebbe meno la loro natura di specialità selvatiche, ma più una mossa per sopperire alla mancanza di prodotto senza rivolgersi ai mercati stranieri.

Un fungo coltivato può essere programmato, arriva sul mercato con maggiore regolarità e permette ai cuochi di inserirlo in carta senza dover aspettare il clima favorevole; la coltivazione non andrebbe a sostituire in maniera definitiva i funghi porcini selvatici, ma potrebbe rendere il mercato più vario.