Il "vigneto più piccolo del mondo" si trova a Reggio Emilia
Il "vigneto più piccolo del mondo" si trova in Italia a Reggio Emilia ed è ViaMari10, il progetto di Tullio Masoni che combina vino, arte e storia

Nel cuore del centro storico di Reggio Emilia esiste un luogo che sorprende non solo gli appassionati di vino, ma anche i curiosi e i turisti. Si tratta di ViaMari10, un micro-vigneto che viene spesso definito il più piccolo del mondo e che ogni anno dà vita a una produzione limitatissima. Ma dietro queste poche bottiglie si cela una storia molto interessante.
ViaMari10, il “vigneto più piccolo del mondo” sui tetti di Reggio Emilia
ViaMari10 sorge nel quartiere di Santa Croce, nel centro storico di Reggio Emilia, sopra il tetto di un palazzo seicentesco. Qui, su una terrazza di appena una ventina di metri quadrati, cresce un vigneto di Sangiovese capace di produrre circa trenta bottiglie all’anno. Le sue dimensioni estremamente ridotte gli hanno fatto guadagnare la fama di “vigneto più piccolo del mondo“, una definizione riportata anche dal ‘Corriere della Sera’ che ha raccontato la storia di questo progetto e del suo ideatore. Dopo il vigneto più costoso al mondo, quindi, in Italia ci sarebbe anche quello più piccolo.
Il suo ideatore, Tullio Masoni, ha sempre immaginato questo spazio come qualcosa di diverso da un’azienda vinicola tradizionale. Nell’intervista al ‘Corriere della Sera’ Masoni ha, infatti, spiegato: “ViaMari10 è l’anima più autentica di un’idea: non un semplice vino ma un atto performante che unisce arte, architettura viva e memoria storica. Io combatto la logica della città con la creatività, non con l’ecologia.” Il luogo in cui nasce il progetto contribuisce a renderlo ancora più particolare. Via Mari è una strada ricca di storia nel cuore di Reggio Emilia, legata a episodi del Risorgimento e alla figura di Giuseppe Garibaldi, ma anche a quella di Napoleone.
Anche il terreno utilizzato rompe con la tradizione. Le viti, infatti, crescono in grandi contenitori riempiti con un miscuglio di argilla, calcare, ghiaia e terreno siliceo provenienti da diverse regioni italiane. Una scelta che, secondo il progetto, rende questo vino rappresentativo dell’intero Paese e non solo di Reggio Emilia. Negli anni ViaMari10 è diventato anche un punto di riferimento nel mondo dell’arte contemporanea. Le strutture che sostengono i filari sono vere e proprie opere dell’artista Oscar Accorsi.
Come è nato ViaMari10
L’idea del vigneto sospeso nasce nel 2010, dopo una scelta destinata a cambiare il rapporto di Tullio Masoni con il vino. Nell’intervista al ‘Corriere della Sera’ ha raccontato: “I miei genitori mi avevano lasciato in eredità un grande vigneto, che io ho venduto. Poi, un po’ il senso di colpa, un po’ il richiamo delle radici, nel 2010 ho pensato di ridargli vita ma in una versione del tutto originale e provocatoria: sul tetto del mio palazzo seicentesco.”
La realizzazione del progetto non è stata semplice. Masoni ha trasportato manualmente grandi vasi sul tetto dell’edificio e ha atteso tre anni prima che le piantine iniziassero a produrre. Un percorso lungo che ha trasformato un’idea apparentemente impossibile in una realtà ormai conosciuta anche oltre i confini italiani. Anche la coltivazione segue criteri decisamente fuori dagli schemi.
Lo stesso Masoni descrive così il particolare microclima creato attorno alle viti: “Curo le piante, che crescono e vivono in un microclima simile a quello della Napa Valley ma creato dal calore dei coppi e da quello dei condizionatori, nutrite con uova, banane, alghe marine e deiezioni di usignolo.” Un’affermazione che riflette perfettamente la filosofia del progetto dove natura e arte convivono continuamente. Anche le botti utilizzate, infatti, sono opere artistiche realizzate dallo scultore Lorenzo Menozzi e rappresentano simbolicamente la figura dell’uomo e della donna.
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