Allarme cozze in Emilia Romagna, scatta l'sos
Allarme cozze in Emilia Romagna, dove le alte temperature dell'acqua hanno causato una moria di molluschi: l'sos delle associazioni di categoria

Lo stato di salute dell’ambiente va di pari passo con quello dei prodotti della natura: il caldo estremo delle ultime settimane ha messo a repentaglio gli allevamenti di cozze in Emilia Romagna, con conseguenze che si ripercuotono a livello economico.
In Emilia Romagna è allarme cozze: cosa succede
Gli allevamenti emiliano-romagnoli hanno lanciato un sos per una diffusa moria di cozze, provocata dalle elevate temperature dell’acqua e dalle conseguenti condizioni critiche degli habitat marini.
La richiesta d’aiuto è arrivata dalle associazioni della cooperazione Agci Emilia-Romagna, Confcooperative Agroalimentare e Pesca Emilia-Romagna e Legacoop Emilia-Romagna alla Regione che ha subito avviato una ricognizione dell’entità dei danni e delle perdite di produzione e si è attivata per verificare gli strumenti di sostegno a disposizione.
In tanti allevamenti dell’Emilia Romagna le cozze stanno morendo principalmente a causa delle temperature elevate dell’acqua marina: l’ondata di calore ha dato vita a condizioni ambientali insostenibili per i molluschi che non riescono a sopravvivere; tale situazione ha portato le associazioni di categoria a lanciare l’allarme per tutto il settore.
Le temperature dell’acqua hanno raggiunto e superato i 30 gradi in alcune zone strategiche per l’allevamento delle cozze, come l’Alto Adriatico e il Delta del Po: più l’acqua è calda, minore è la sua capacità di trattenere ossigeno e la sua carenza finisce per soffocare i molluschi nei filari di allevamento.
Lo stress termico va ad aggiungersi alle conseguenze negative della presenza del granchio blu, specie aliena che da qualche anno a questa parte sta decimando le semine e i bivalvi adulti della zona.
La Regione Emilia Romagna è pronta a intervenire
Le richieste arrivate dalle associazioni di categoria hanno subito trovato un’apertura da parte della Regione, come spiegato da Alessio Mammi, assessore regionale all’Agricoltura e alla Pesca:
“Abbiamo ricevuto la segnalazione delle associazioni e ci siamo immediatamente attivati con i servizi territoriali per avere un quadro il più possibile preciso dell’entità del fenomeno e delle sue conseguenze sulle produzioni – si legge su ‘Ravenna Today’ – gli uffici hanno già fornito ai richiedenti tutte le indicazioni necessarie, anche attraverso l’interlocuzione con l’azienda sanitaria territorialmente competente, per poter accertare le cause e quantificare i danni subiti e le perdite di produzione, così da poter successivamente valutare l’attivazione di misure straordinarie.
La priorità, in questa fase, è completare rapidamente la ricognizione e disporre di tutti gli elementi utili per valutare successivamente gli strumenti di intervento più adeguati. Le imprese negli ultimi anni hanno già dovuto affrontare una successione di emergenze e criticità ambientali, dalla proliferazione del granchio blu, che ha colpito duramente la molluschicoltura regionale, fino ai fenomeni di mucillagine e anossia che hanno interessato il nostro mare.
A queste difficoltà si aggiungono oggi gli effetti delle temperature eccezionalmente elevate, che stanno mettendo nuovamente a rischio la produzione, la redditività delle imprese e la loro capacità di programmare gli investimenti e garantire continuità occupazionale. Per questo, sulla base degli esiti della ricognizione, valuteremo tutte le possibilità di intervento previste. Continueremo a confrontarci direttamente con le associazioni e con le imprese, come abbiamo sempre fatto di fronte alle emergenze che hanno colpito il settore”.
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