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Strage di cozze e vongole nel Delta del Po: cosa sta succedendo

Nella zona del Delta del Po, a causa del surriscaldamento delle acque, c'è un'emergenza per gli allevamenti di cozze e vongole che sono in pericolo

Pubblicato:

Martina Bressan

Martina Bressan

SEO copywriter e Web Content Editor

Appassionata di viaggi, di trail running e di yoga, ama scoprire nuovi posti e nuove culture. Curiosa, determinata e intraprendente adora leggere ma soprattutto scrivere.

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Nel Delta del Po è di nuovo emergenza per cozze, vongole e allevamenti lagunari. Il caldo estremo sta trasformando alcune sacche in ambienti quasi invivibili per i molluschi, con acque arrivate fino a 32 gradi, poco ossigeno, proliferazione di alghe e produzioni compromesse. Dopo gli anni difficili segnati dall’invasione del granchio blu, il comparto si trova davanti a un’altra crisi pesante, questa volta legata soprattutto al surriscaldamento delle acque.

Cosa sta succedendo a cozze e vongole nel Delta del Po

La situazione più critica riguarda alcune delle aree simbolo degli allevamenti di cozze e vongole dell’Alto Adriatico. Nella Sacca di Goro, in provincia di Ferrara, e nella Sacca di Scardovari, nel Rodigino, il caldo ha provocato una moria diffusa di vongole e cozze. Secondo quanto riportato da ‘AdnKronos’, nella Sacca di Goro sarebbe scomparso fino al 90% delle vongole, mentre a Scardovari si registra una moria improvvisa di quintali di cozze Dop. Il dato più preoccupante è la temperatura dell’acqua. In laguna si sono raggiunti i 32 gradi, una soglia che mette sotto stress gli organismi e altera rapidamente l’equilibrio dell’ecosistema.

Il problema non riguarda soltanto il caldo in sé. Quando l’acqua si scalda troppo, trattiene meno ossigeno e per i molluschi questo significa trovarsi in un ambiente sempre più povero di ossigeno e quindi meno adatto alla loro sopravvivenza. A complicare il quadro c’è la proliferazione algale: le alghe aumentano con le alte temperature e, quando si accumulano, contribuiscono a consumare ulteriore ossigeno. In alcune zone del Delta del Po, gli operatori sono costretti a rimuovere veri e propri tappeti di alghe.

La crisi arriva in un territorio già provato dal granchio blu, la specie aliena invasiva che negli ultimi anni ha devastato gli allevamenti di vongole. Per difendere le coltivazioni, in varie lagune sono state installate reti e recinzioni anti-granchio. Quelle barriere, però, durante le ondate di calore possono trasformarsi in un problema aggiuntivo, perché limitano il ricambio idrico. L’acqua resta più ferma, si scalda più facilmente e diventa meno ossigenata.

Nel Delta del Po non sono coinvolte soltanto le vongole. Anche le cozze stanno pagando un prezzo molto alto, in particolare nella Sacca di Scardovari, area nota per la Cozza di Scardovari Dop, prima cozza italiana ad aver ottenuto il riconoscimento europeo di denominazione d’origine protetta. Cresce inoltre la preoccupazione per gli allevamenti di ostriche. Le ostriche sono considerate più resistenti rispetto ad altri molluschi, ma non sono immuni agli effetti delle alte temperature e della carenza di ossigeno. Se la situazione dovesse proseguire, anche questo settore potrebbe subire danni significativi.

L’allarme non nasce dal nulla dato che già nel 2025 il Mediterraneo aveva mostrato segnali molto chiari di surriscaldamento. Il servizio Copernicus Climate Change Service aveva indicato giugno 2025 come un mese segnato da un’eccezionale ondata di calore marina nel Mediterraneo occidentale, con una temperatura superficiale giornaliera arrivata a 27 gradi e un’anomalia di 3,7 gradi rispetto alla media.

I numeri della strage: danni, perdite e impatto economico

I numeri raccontano una crisi che non è più soltanto ambientale, ma anche economica e sociale. Nella Sacca di Scardovari, Confcooperative Agroalimentare e Pesca ha segnalato la perdita di circa mille quintali di cozze Dop. In alcune aree, secondo le stime riportate da ‘AdnKronos’, il prodotto compromesso oscillerebbe tra il 70% e il 100%, soprattutto dove il ricambio idrico è più scarso e l’acqua resta intrappolata nelle zone di allevamento.

Il danno colpisce un comparto che aveva appena iniziato a rialzarsi dopo l’emergenza granchio blu. Le vongole del Delta del Po, infatti, sono un pilastro dell’economia locale. Secondo le stime di Confcooperative Agroalimentare e Pesca, i cambiamenti climatici causano alla pesca professionale italiana danni diretti per circa 200 milioni di euro all’anno. Il caso del Delta del Po è particolarmente emblematico perché somma più pressioni nello stesso luogo. Da una parte c’è il cambiamento climatico, con temperature dell’acqua sempre più alte e ondate di calore più intense. Dall’altra c’è la presenza del granchio blu.

A questo si aggiunge il costo quotidiano della gestione dell’emergenza. Rimuovere alghe, controllare reti, monitorare l’ossigenazione, spostare il prodotto quando possibile e tentare di salvare gli allevamenti richiedono lavoro, carburante, mezzi e personale. Anche quando una parte della produzione si salva, il margine economico si assottiglia.