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Nel mare di Panarea c'è un "gigante": nuovo cratere sottomarino

Gli scienziati hanno individuato un nuovo cratere sottomarino e alcuni camini idrotermali nelle acque del mare attorno a Panarea: ecco cosa sappiamo

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Giulia Sbaffi

Giulia Sbaffi

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Web content writer appassionata di belle storie e di viaggi, scrive da quando ne ha memoria. Curiosa per natura, le piace tenersi informata su ciò che accade intorno a lei.

Cratere sottomarino

L’area appartenente all’arco Eoliano, a nord delle coste siciliane, è da sempre caratterizzata da un’importante attività geotermica, soprattutto a causa dell’origine vulcanica dei rilievi emersi dal mar Tirreno e delle strutture sottomarine. Un nuovo studio rileva quello che potrebbe risultare un tassello fondamentale per l’analisi dell’energia idrotermale attorno all’isola di Panarea: qui sono stati scoperti un “gigante” sottomarino e alcuni camini finora sconosciuti. Ecco cosa sappiamo.

Nuova scoperta sui fondali al largo di Panarea

Analizzando i dati raccolti nell’ambito del progetto IDMAR (Infrastruttura Multidisciplinare Distribuita sul Mare) e la mappa dei fondali marini al largo delle isole Eolie, alcuni studiosi hanno notato delle anomalie. Ha preso il via così un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e della Stazione Zoologica Anton Dohrn (SZN), in collaborazione con il Sicily Marine Centre e il Calabria Marine Centre. L’ipotesi riguardava l’esistenza di alcune strutture finora mai documentate, le quali potevano rappresentare delle nuove vie di risalita di fluidi idrotermali dalle profondità della terra.

Nel luglio 2026, gli esperti hanno condotto un’indagine esplorativa scandagliato il fondale grazie al Remotely operated underwater veichle (ROV), un robot subacqueo filoguidato dalla superficie, proveniente dall’Università di Padova e pilotato da Marco Munari della SZN. Come riporta l’Ansa, il ROV ha restituito immagini e filmati molto preziosi per lo studio dell’attività vulcanica sottomarina al largo delle coste della Sicilia settentrionale. È stato infatti individuato un gigantesco cratere largo circa 100 metri e lungo 60, situato ad un miglio dall’isola di Panarea e ad una profondità compresa tra i 60 e gli 80 metri. Al suo interno è presente un’intensa attività di degassamento, ovvero un importante rilascio di gas e fluidi provenienti dal fondale marino, individuato sia lungo le pareti che nel settore più profondo del cratere.

A poca distanza, il ROV ha registrato l’esistenza di alcuni camini idrotermali dalle caratteristiche morfologiche simili a quelle delle strutture sottomarine dell’area di Smoking Land, situata a sud del vicino isolotto di Basiluzzo e scoperta soltanto nel 2015. I nuovi camini presentano segni di recente attività idrotermale e un elevato tasso di emissione di gas dal fondale marino. Sebbene l’indagine riguardasse l’individuazione di strutture dotate di attività idrotermale, le immagini del ROV hanno anche permesso di scoprire alcune prime informazioni sulle comunità biologiche presenti all’interno del cratere e dei camini sottomarini.

Cosa significa il ritrovamento del cratere sottomarino a Panarea

Dalle prime osservazioni condotte sul grande cratere e sui vicini camini idrotermali, al largo di Panarea, gli scienziati hanno ipotizzato che il sistema vulcanico delle isole Eolie sia più esteso di quanto si credesse finora. “La scoperta di questa nuova area caratterizzata da un’intensa attività a nord-est dell’isola di Panarea suggerisce la necessità di riconsiderare l’estensione del sistema idrotermale sottomarino finora conosciuto” – spiegano i ricercatori Antonino Torre, Agostino Semprebello e Alessandro Gattuso, quest’ultimo coordinatore dello studio e responsabile della sede operativa di Milazzo dell’INGV.

“Questo risultato pone nuove sfide nello studio della dinamica e dell’energia del sistema e, più ingenerale, dello stato di attività del complesso vulcanico di Panarea e del suo impatto sull’ecosistema circostante, aprendo nuove prospettive per le attività di ricerca e monitoraggio vulcanico utili all’aggiornamento degli scenari di pericolosità”.