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Vandali sulle Marmarole, strappati i libri di vetta nei bivacchi

Vandali sulle Marmarole, strappati i libri di vetta nei bivacchi delle Dolomiti bellunesi, il Cai segnala i danni e il rischio di nuove chiusure

Pubblicato:

Valentina Alfarano

Valentina Alfarano

Editor & Coach Letterario

Lavorare con le storie è la mia missione! Specializzata in storytelling di viaggi, lavoro come editor di narrativa e coach di scrittura creativa.

Vandali nei bivacchi delle Marmarole

Sulle Marmarole, nel cuore delle Dolomiti bellunesi, alcuni episodi di vandalismo hanno colpito diversi bivacchi d’alta quota, dove il Cai ha segnalato danni alle strutture e pagine strappate dai registri lasciati a disposizione degli escursionisti.

Cosa è successo nei bivacchi delle Marmarole

Gli episodi riguardano tre strutture situate oltre i duemila metri di quota che, come riportato da ‘ANSA’, sarebbero i bivacchi Fratelli Toso e Musatti, entrambi nel territorio di Auronzo di Cadore, e il Voltolina, che si trova invece nel comune di San Vito di Cadore. Le strutture appartengono al Cai di Venezia e sorgono in un’area delle Dolomiti caratterizzata da percorsi impegnativi e da lunghi tratti lontani dai centri abitati.

A rendere pubblico quanto accaduto è stata la sezione Cadorina di Auronzo del Club Alpino Italiano, secondo la quale nei bivacchi sono state strappate le pagine dei libri di vetta, ovvero i quaderni sui quali chi passa può annotare il proprio nome, il percorso seguito oppure lasciare un breve messaggio.

Al momento non risultano informazioni certe sugli autori del gesto o sulle ragioni che li abbiano spinti a rimuovere i fogli; come si legge su ‘ANSA’, il Cai ha avanzato un’ipotesi: “Immaginiamo che tale materiale sia servito per accendere un qualche genere di falò per motivi a noi sconosciuti”.

Questi registri hanno una funzione che va oltre il ricordo lasciato da chi raggiunge una cima o trascorre qualche ora in quota, in quanto possono comparire informazioni sul punto di partenza, sull’itinerario scelto e sul tragitto previsto per il ritorno e, in caso di ricerca di una persona dispersa, tali indicazioni possono offrire elementi utili ai soccorritori, soprattutto nelle zone dove la copertura telefonica risulta debole o assente.

La segnalazione riguarda anche il modo in cui vengono utilizzate queste piccole strutture alpine, considerando che un bivacco nasce infatti per offrire protezione a chi si trova in difficoltà o ha necessità di fermarsi durante un itinerario, tanto che il Cai lo definisce “un luogo di ricovero emergenziale e spartano, non un rifugio, un punto di arrivo o un luogo dove fare festa“.

Al Voltolina i danni avrebbero interessato anche gli interni, con alcuni materassi portati all’esterno della struttura immersa nelle Dolomiti.

Perché i bivacchi delle Dolomiti sono a rischio

I libri di vetta e i registri custoditi nei bivacchi appartengono da tempo alla cultura della montagna e in genere vengono lasciati in luoghi protetti e permettono agli escursionisti di documentare il proprio passaggio; quando sono completi, possono essere recuperati dalle associazioni che curano sentieri e strutture, diventando così anche una testimonianza della frequentazione di una determinata area nel corso degli anni.

Un’annotazione può indicare la direzione presa da un escursionista e offrire un riferimento temporale in caso di emergenza, per questo la distruzione delle pagine comporta la perdita di una memoria collettiva e può eliminare informazioni utili a chi deve ricostruire gli spostamenti di una persona in montagna.

Il Cai ha avvertito: “Con questi continui comportamenti, sempre più frequenti, poi non bisogna lamentarsi se i bivacchi vengono progressivamente chiusi, smantellati o resi accessibili solamente su prenotazione e/o a pagamento. Perché chiunque mette in atto questi vandalismi contribuisce progressivamente a fare sparire questo genere di strutture, spesso fondamentali per chi ne ha davvero bisogno”.

Un’eventuale limitazione degli accessi aprirebbe però una questione legata alla natura stessa dei bivacchi, pensati per essere disponibili anche in circostanze impreviste. Nelle aree montane queste strutture costituiscono infatti punti di riparo essenziali, soprattutto lungo itinerari lunghi oppure in caso di un improvviso peggioramento delle condizioni.

Tra le possibili contromisure è emersa quindi anche un’altra soluzione, e il presidente del Cai di Venezia, Daniele Bortolozzi, ha spiegato che si potrebbe arrivare a “togliere tutto l’arredamento interno, materassi e coperte compresi”. Sarebbe una misura destinata a ridurre quanto può essere danneggiato all’interno delle strutture, ma comporterebbe anche una diminuzione dei servizi disponibili per gli escursionisti che utilizzano i bivacchi secondo la loro funzione originaria.