Overtourism al lago di Pilato, scatta l'allarme sui rischi
Overtourism al lago di Pilato, il Cai lancia l’allarme per l’afflusso di visitatori e invita al rispetto di ambiente e sicurezza sui sentieri

Overtourism al lago di Pilato: il Cai lancia l’allarme per l’afflusso di visitatori e invita al rispetto di ambiente e sicurezza sui sentieri.
Perché il lago di Pilato è a rischio overtourism
Il lago di Pilato, nel territorio di Montemonaco, si trova a 1.941 metri di quota, sul Monte Vettore, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini. È l’unico lago naturale delle Marche e uno dei pochi bacini glaciali di tipo alpino presenti nell’Appennino.
Proprio questa unicità lo ha reso da tempo una meta molto desiderata da escursionisti e appassionati, attratti anche dalla sua forma particolare, spesso descritta come “a occhiali” quando i due specchi d’acqua si uniscono.
Nelle ultime settimane, secondo il Cai di Amandola e Fermo, con la sottosezione di Montefortino, l’afflusso verso il lago è aumentato in modo significativo e ha reso necessario un richiamo alla prudenza. A preoccupare non è soltanto la pressione esercitata su un ambiente molto fragile, ma anche la preparazione con cui molti escursionisti affrontano il percorso, spesso sottovalutato nei tempi, nell’equipaggiamento e nei rischi legati alla montagna.
Come si legge su “Ansa”, il Cai ha sottolineato: “L’aumento di visitatori sta mettendo a rischio sia il delicato ecosistema dell’area sia la sicurezza degli escursionisti stessi”.
E ha aggiunto: “Molti escursionisti affrontano il percorso senza allenamento, con calzature e abbigliamento non idonei. A ciò si aggiungano comportamenti non consentiti: presenza di cani in aree vietate, avvicinamento alle acque del lago, uso di droni, abbandono dei sentieri. E infine una cultura dell’approssimazione: si diffonde l’idea che basti un video social o un’app per affrontare itinerari complessi, sottovalutando tempi, meteo e rischi”.
Il caso segnalato dal Cai rientra così nel tema dell’overtourism, quando l’eccessiva pressione dei visitatori rischia di compromettere luoghi fragili e percorsi di montagna.
Come visitare il lago di Pilato in sicurezza
Il richiamo del Cai ha riportato al centro anche il valore ambientale dell’area, anche perché il lago di Pilato ospita il Chirocefalo del Marchesoni, un piccolo crostaceo endemico che vive soltanto in queste acque; per proteggerlo, è vietato bagnarsi e occorre mantenere una distanza di almeno cinque metri dal bordo, così da evitare il rischio di calpestare le uova deposte a riva.
La fragilità del luogo impone quindi un comportamento diverso da quello richiesto in una semplice meta panoramica e anche la salita al lago richiede una preparazione importante.
Il percorso può risultare impegnativo per chi non è allenato, anche perché alcuni tratti sono esposti al sole e, nei mesi caldi, la gestione dell’acqua, dell’orario di partenza e dell’equipaggiamento diventa essenziale.
Il Cai ha invitato a informarsi attraverso fonti autorevoli, come guide alpine, accompagnatori Cai, forestali e siti ufficiali del Parco, evitando di affidarsi soltanto a video brevi, applicazioni o racconti trovati online.
Come riportato dalle fonti giornalistiche che hanno ripreso l’allarme del Cai, Roberto Tomassini, presidente Cai Fermo, ha dichiarato: “Il lago di Pilato non è una cartolina da conquistare con leggerezza. È un ambiente estremo e fragilissimo”.
Ha poi aggiunto: “Stiamo vedendo persone partire a mezzogiorno senza acqua, in scarpe da ginnastica, seguendo solo un reel visto la sera prima. La montagna non perdona l’improvvisazione. Servono preparazione, rispetto delle regole e consapevolezza dei propri limiti. Come Cai chiediamo a tutti un passo indietro rispetto alla logica del ‘fai da te’ e un passo avanti verso la cultura della responsabilità e consapevolezza del rischio in montagna”.
Le indicazioni per chi vuole raggiungere il lago restano dunque imprescindibili: servono scarpe da trekking, abbigliamento adeguato, acqua sufficiente e un kit di primo soccorso. Occorre controllare le previsioni meteo prima della partenza, valutare con onestà la propria condizione fisica e scegliere orari compatibili con il caldo estivo.
Il Cai ha ricordato anche l’importanza di restare sui sentieri segnalati, non usare droni, non lasciare rifiuti e non affrontare da soli itinerari lunghi o isolati. In caso di emergenza, il numero da chiamare è il 112.
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