Uomini di pietra nei sentieri, in Alto Adige scatta l'allarme
Allarme per gli uomini di pietra, ovvero le torri di sassi realizzate lungo i sentieri di montagna, che stanno diventando una moda legata ai social

Piccole torri di sassi lasciate lungo i sentieri o vicino alle vette, come segno di passaggio, sono sempre apparse come innocui e simpatici simboli. Negli ultimi tempi, però, questi speciali “uomini di pietra” stanno facendo discutere soprattutto nella zona dell’Alto Adige. Quello che un tempo era uno strumento utile per orientarsi rischia oggi di trasformarsi in una moda da selfie, con possibili conseguenze sull’ambiente.
Uomini di pietra lungo i sentieri: cosa sono e perché oggi sono ovunque
Gli uomini di pietra, chiamati anche ometti di pietra o cairn nella tradizione anglosassone, sono piccoli cumuli di sassi sovrapposti, costruiti lungo sentieri, crinali, passi e zone aperte di montagna. La loro funzione originaria era quella di segnalare un percorso dove la traccia non era evidente, aiutare chi camminava in caso di nebbia, neve, indicare un valico, una vetta o un punto di riferimento. In ambienti d’alta quota, dove cartelli e segnavia possono essere assenti o poco visibili, una colonnina di pietre può fare la differenza tra proseguire nella direzione giusta e perdere l’orientamento.
Come spiega ‘La Repubblica’, la loro storia è antica. In Alto Adige, in Val Sarentino, esiste persino una zona che porta il nome di “Omini di pietra” (o Stoanerne Mandln). Si tratta di un luogo suggestivo, a oltre duemila metri di quota, dove decine di figure in pietra caratterizzano il paesaggio. La loro origine, comunque, è antica dato che venivano usate dai pastori per orientarsi nella nebbia e segnare il territorio durante gli spostamenti in quota.
Proprio questa origine funzionale rende il tema più delicato. Gli uomini di pietra non sono nati come decorazione turistica, ma come strumenti utili in montagna. Dove servono davvero, possono ancora aiutare gli escursionisti. Il problema nasce quando vengono costruiti senza criterio, in luoghi in cui non hanno alcuna utilità, soltanto per scattare una foto o imitare ciò che si è visto sui social. In alcune aree, secondo le segnalazioni dei club alpini, i cumuli si moltiplicano fino a diventare decine o centinaia sulla stessa vetta.
Il fenomeno è cresciuto anche per effetto della visibilità online e questo ha spinto molti escursionisti a replicare il gesto senza domandarsi se sia opportuno. Nel caso della montagna, il danno non riguarda soltanto il paesaggio. Spostare pietre significa intervenire su un ambiente. Sotto e attorno ai sassi vivono piccoli organismi, insetti, licheni, muschi e piante adattate a condizioni estreme.
Le parole di allarme del Cai Alto Adige e del Club Alpino Austriaco
L’allarme è partito dal Club alpino austriaco ÖAV, preoccupato per la diffusione incontrollata degli uomini di pietra sulle vette e lungo i percorsi escursionistici. Il messaggio non è quello di cancellare una tradizione, ma di evitare che venga trasformata in una moda. Il presidente del Cai Alto Adige, Carlo Alberto Zanella, ha sintetizzato bene il problema e le sue parole sono state riprese da ‘La Repubblica’: “Sono belli, ma non devono diventare un fenomeno di massa come le monetine lanciate nella Fontana di Trevi”.
La frase colpisce perché mette insieme due mondi apparentemente lontani: la montagna e la Fontana di Trevi, una delle icone di Roma. Il paragone serve a chiarire il rischio. Una monetina nella fontana può sembrare un gesto innocuo, ma quando milioni di persone lo ripetono diventa parte di una gestione complessa. Allo stesso modo, un piccolo cumulo di sassi non crea da solo un disastro ambientale, il problema nasce quando ogni escursionista decide di aggiungerne uno.
Così lo stesso ragionamento si può estendere ad altre pratiche come il lucchetto lasciato sul ponte o il souvenir naturale portato via da una spiaggia. Il presidente del Cai altoatesino ha aggiunto un altro passaggio decisivo: “Sono particolari e tali devono restare, non devono diventare una moda, solo per scattarsi poi un selfie”.
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