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Allarme vino in Italia, cosa sta succedendo nelle nostre cantine

Situazione difficile per il vino italiano: l'iperproduzione ha incrementato le giacenze nelle cantine, portando a effetti negativi sul mercato

Pubblicato:

Silvio Frantellizzi

Silvio Frantellizzi

Giornalista

Giornalista pubblicista. Da oltre dieci anni si occupa di informazione sul web, scrivendo di sport, attualità, cronaca, motori, spettacolo e videogame.

Vino in cantina

Situazione difficile per il vino in Italia: il settore sta facendo i conti con l’iperproduzione che ha portato a un incremento delle giacenze nelle cantine del nostro Paese, con effetti negativi sul mercato. A lanciare l’allarme è l’Unione Italiana Vini (Ui), la principale associazione di rappresentanza del settore vitivinicolo italiano.

Scatta l’allarme vino nelle cantine italiane

In base all’analisi dell’Osservatorio Uiv, presentata a Roma, nel mese di maggio 2026 gli stock in cantina tra vino e mosti hanno superato i 53 milioni di ettolitri, praticamente l’equivalente di un’intera vendemmia ferma in cantina: il dato, in aumento del 7,3% in più rispetto all’anno precedente, è anche il più alto del 2022, quando ci fu però un raccolto extra-large.

Le difficoltà a piazzare il prodotto, in un periodo storico che vede i consumi appiattirsi sia a livello nazionale che internazionale, quest’ultimo penalizzato anche dai dazi imposti da Trump sull’export, stanno spingendo verso i declassamenti, vale a dire la riclassificazione di un vino in una categoria inferiore.

Dalla ricerca dell’Osservatorio Uiv emerge che le cantine stanno movimentando le giacenze verso categorie più facilmente collocabili sul mercato, su tute quella del vino comune, attraverso una strategia di contenimento che se da una parte aiuta a tamponare le perdite, dall’altra continua ad abbassare l’asticella del valore.

A tal proposito, sul sito ufficiale dell’Unione Italiana Vini, si legge testualmente: “Ne sono un termometro i prezzi dello sfuso, che nei primi cinque mesi dell’anno sono scesi del 6% per i Dop, del 7% per gli Igp e del 14,4% per i vini comuni, destinatari del 75% dei declassamenti e maglia nera con una media di 54 centesimi al litro”.

Il problema dell’iperproduzione

Della situazione ha parlato Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione Italiana Vini, spiegando come i dati attuali non siano più sostenibili per il settore nel nostro Paese e invitando tutti a scelte coraggiose per un cambio di passo:

“Nelle attuali condizioni di mercato anche una vendemmia da 44 milioni di ettolitri non è più sostenibile – si legge su ‘Ansa’ – è il momento di assumersi la responsabilità di scelte coraggiose anche se impopolari, perché l’immobilismo sta già costando al settore molto più di qualsiasi intervento di riequilibrio”.

Durante l’annuale assemblea generale della principale associazione di rappresentanza per le imprese vitivinicole italiane, Frescobaldi ha inoltre dichiarato: “L’iperproduzione sta impattando su valore e redditività lungo tutta la filiera. Meglio una decisione sbagliata che nessuna decisione. Dobbiamo tutelare un comparto che vale l’1,1% del Pil e che contribuisce in maniera determinante non solo al saldo della bilancia commerciale, ma anche alla ricchezza dei territori e alla salvaguardia del paesaggio”.

Anche il segretario generale dell’Unione Italiana Vini, Paolo Castelletti, ha affrontato il problema: “È necessario aggiornare l’impianto normativo per regolamentare e razionalizzare il settore, la produzione va programmata in funzione del mercato. Abbiamo riscontrato che oggi una bottiglia su cinque viene declassata, ed è una pratica che rischia di innescare un effetto a valanga. Il vino scende di categoria, i volumi si accumulano alla base della piramide qualitativa e a essere travolti sono i prezzi. Sotto il peso di un’offerta eccessiva si è già eroso più di mezzo miliardo di euro di valore potenziale annuo”.