A Gallipoli niente bar del lido dalla spiaggia libera: il caso
Il bar situato in un lido di Gallipoli si sarebbe rifiutato di servire una donna che arrivava da una spiaggia libera della località salentina: il caso

Il bar di un lido di Gallipoli si sarebbe rifiutato di servire una donna che proveniva da una spiaggia libera della località salentina: l’episodio riporta alla luce l’annosa questione legata alla gestione degli arenili in tutta Italia.
Gallipoli, bar del lido vietato a chi viene dalla spiaggia libera
Il racconto di quanto successo a Gallipoli è stato riportato da ‘Repubblica’: una donna, mentre passeggiava di domenica su una spiaggia libera della splendida località del Salento, si è avvicinata al bar del lido che serve la zona attrezzata dell’arenile per acquistare un caffè e una bottiglietta d’acqua.
Dal bar le hanno risposto che senza il lettino e l’ombrellone pagati, non le era consentito accedere al lito: la donna ha rifiutato ed è andata via senza consumare. La protagonista della vicenda ha raccontato:
“Cose dell’altro mondo, l’accesso alla spiaggia libera è gratuito per legge. Non capisco come si possa distinguere fra bagnanti e non in un tratto demaniale. Mi hanno trattata come un’intrusa in un posto che è di tutti”.
L’episodio accende di nuovo i fari su un tema molto importante non solo a Gallipoli ma anche per altre località balneari italiane: quello legato alla gestione degli spazi tra concessioni balneari e spiagge libere.
Secondo il Codacons Puglia non si tratta di un caso isolato nel territorio regionale: durante il mese di luglio, infatti, un episodio simile è avvenuto in un lido in provincia di Taranto, dove a una turista canadese è stato chiesto di pagare cinque euro per poter attraversare l’ingresso di un lido privato e raggiungere il bar.
L’avvocato Davide Mustari, ai microfoni di ‘FanPage.it’, ha spiegato che i bar dei lidi non possono rifiutarsi di servire alcun cliente: “La regola generale, valida per i pubblici esercizi come i bar, è che l’esercente non può rifiutarsi di servire il cliente. L’esercente non può rifiutare senza legittimo motivo la prestazione richiesta dal cliente se quest’ultimo è disposto a corrisponderne il prezzo. Il bar non dovrebbe negare la vendita di una bibita solo perché il cliente non ha preso anche l’ombrellone, perché ciò integra, in termini sostanziali, un rifiuto della prestazione del pubblico esercizio richiesta dal cliente disposto a pagarla”.
Il caso del pranzo al sacco sulle spiagge italiane
Sempre restando in Puglia, è diventato internazionale il caso di alcuni stabilimenti balneari che hanno vietato ai clienti di portarsi il cibo da casa: il ‘Guardian’ ha dedicato a questa vicenda un lungo articolo, facendo notare come la ‘guerra’ del panino sia sono l’ultimo dei tanti divieti che esistono sulle spiagge italiane.
Consumerismo No Profit, associazione di promozione sociale italiana che opera come lobby indipendente per la tutela dei consumatori, ha reso noto di aver ricevuto tante segnalazioni da parte di bagnanti che frequentano gli stabilimenti balneari, molte delle quali legate ai divieti di consumare cibo portato da casa: c’è chi ha raccontato addirittura di essere stato perquisito all’ingresso.
Anche il Presidente della Regione Puglia Antonio Decaro era intervenuto sull’argomento, scrivendo su Facebook: “Già il costo degli ombrelloni e dei lettini è esorbitante ma poi, nel nome di un presunto decoro, possiamo chiedere a chi sceglie uno stabilimento balneare di mangiare solo ed esclusivamente all’interno del bar e del ristorante di quello stabilimento. Il mare è un bene comune, non può diventare un lusso e su questo principio non si può tornare indietro”.
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