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Addio mare azzurro in Italia per colpa dell'alga tossica: dov'è

L'alga tossica torna a colpire i nostri mari, mettendo a dura prova il turismo balneare: ecco dove è stata rilevata la sua presenza in Italia

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Giulia Sbaffi

Giulia Sbaffi

Web content writer

Web content writer appassionata di belle storie e di viaggi, scrive da quando ne ha memoria. Curiosa per natura, le piace tenersi informata su ciò che accade intorno a lei.

Alga tossica

Lunghissime distese sabbiose e piccole calette nascoste tra le rocce: l’Italia è una delle mete preferite dai turisti, alla ricerca di un angolo di paradiso per godersi l’estate. Il suo mare azzurro è però ora in grave pericolo, a causa dell’invasione di numerose specie aliene di alghe che stanno mettendo a rischio gli ecosistemi locali e la biodiversità. In particolare, scatta di nuovo l’allarme per l’alga tossica, che sta colpendo diverse zone in tutto il Paese, con potenziali pericoli anche per la salute dei bagnanti. Scopriamo qualcosa in più.

Quali sono le zone più colpite dall’alga tossica in Italia

Si chiama “Ostreopsis ovata”, ma è ben più conosciuta con il soprannome di alga tossica: sono ormai quasi 30 anni che la sua presenza viene registrata lungo le coste italiane, principalmente a causa del cambiamento climatico e del conseguente rialzo delle temperature delle acque marine. Individuata per la prima volta in Italia alla fine degli anni ’90, questa microalga è difficile da identificare per le sue piccole dimensioni e la diffusione soprattutto nei fondali. Ma il suo impatto sull’ecosistema è davvero importante: impoverisce l’acqua di ossigeno, causando la morte di tutto il resto della flora marina e mettendo a rischio l’incolumità delle altre specie viventi.

L’alga tossica, inoltre, è anche pericolosa per l’uomo. Dopo la sua rapida proliferazione nelle acque contaminate, che si presenta con la comparsa di chiazze schiumose in superficie e colorazioni anomale del mare, basta un po’ di vento e qualche onda perché la “Ostreopsis ovata” venga trasportata a riva e qui respirata dai bagnanti. I sintomi sono quelli di un’irritazione delle mucose respiratorie, con raffreddore, tosse e possibile broncospasmo, oltre a febbre e bruciore agli occhi. Si tratta di una vera e propria intossicazione, che pur non avendo conseguenze serie per la salute può rovinare le vacanze di migliaia di turisti.

Quali sono le zone più colpite in questa torrida estate 2026? Come riporta “Repubblica”, bollini rossi e divieti di balneazione sono stati diramati in gran parte d’Italia, per proteggere i bagnanti dalla possibile esposizione all’alga tossica. La Puglia è una delle regioni che maggiormente si trova ad avere a che fare con la “Ostreopsis ovata”: già quattro località, tra cui Molfetta e Giovinazzo, sono state colpite. Inoltre è scattato il divieto di balneazione – poi ritirato – anche nel Lazio (a Santa Marinella), in Sicilia (nella zona del palermitano), in Toscana (a Marina di Pisa) e in Liguria (a Genova).

Le altre alghe pericolose nei mari e nei fiumi italiani

Se l’alga tossica è quella di cui si sente più parlare durante il periodo estivo, non è l’unica a mettere in pericolo i nostri mari (e persino le acque dolci). Quest’anno, a causa del riscaldamento marino, sono state registrate varie specie aliene lungo le coste italiane. In Liguria e in Calabria, ad esempio, è stata avvistata la “Pyramimonas”, alga non tossica che colora il mare di verde. A Genova, invece, sono comparse macchie gialle sul mare: è colpa del dinoflagellato “Alexandrium taylori”, ampiamente diffuso nel Mediterraneo. A Trieste, è ormai di casa la “Caulerpa cylindracea”, una specie invasiva proveniente dall’Australia.

Fiumi e laghi non sono esenti dalle alghe aliene: il Po presenta delle grandi macchie verdi dall’aspetto melmoso, causate da specie non autoctone come la “Elodea nuttallii” e il “Myriophyllum aquaticum”. Il lago di Santa Croce non è ora balneabile per via della massiccia presenza di alghe, mentre il lago di Misurina e quello di Iseo sono considerati in pericolo, anche a causa dei bassi livelli delle acque.