Sicilia e Malta erano collegate in passato: la scoperta
Una nuova scoperta ricostruisce un antico paesaggio perduto: Sicilia e Malta in passato erano collegate da terre oggi sommerse nel Mediterraneo

Il mare che oggi separa Sicilia e Malta conserva le tracce di un paesaggio molto diverso da quello attuale, ricostruito da una recente missione scientifica che ha studiato la conformazione del Canale di Sicilia durante l’ultima glaciazione, quando parte dei fondali oggi sommersi si trovava sopra il livello del mare.
Come è stato scoperto l’antico collegamento tra Sicilia e Malta
La ricostruzione nasce dalle ricerche condotte nell’ambito del progetto Bridges, che coinvolge il Cnr-Ismar, l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale e l’Università di Malta.
Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, gli studiosi hanno esplorato quest’area del Mediterraneo a bordo della nave oceanografica Gaia Blu, utilizzando strumenti capaci di ottenere una rappresentazione molto più dettagliata del fondale rispetto alle mappe disponibili in precedenza.
Le rilevazioni hanno mostrato una conformazione complessa, che modifica l’immagine di una semplice lingua di terra continua tra le due isole.
Sotto la superficie sono state individuate dorsali allungate, depressioni e aree che, quando il livello marino era più basso, avrebbero formato zone costiere protette; il paesaggio potrebbe quindi essere stato composto da terre emerse e bacini poco profondi distribuiti lungo il tratto che oggi separa la Sicilia sud-orientale da Malta.
Il momento decisivo risale al culmine dell’ultima glaciazione, circa 22.000 anni fa, quando una grande quantità d’acqua era allora imprigionata nelle calotte glaciali e il Mediterraneo si trovava approssimativamente 120 metri sotto il livello attuale. In quelle condizioni, vaste porzioni dell’attuale fondale potevano restare asciutte e costituire un corridoio naturale percorribile per lunghi tratti.
Tra gli elementi individuati dalla spedizione tra Sicilia e Malta compare anche una formazione che potrebbe essere interpretata come il resto di un’antica barriera corallina. Saranno però necessarie ulteriori analisi per stabilirne la natura. I campioni di sedimento prelevati durante la missione saranno inoltre sottoposti a datazione, così da ricostruire con maggiore precisione le diverse fasi durante le quali il mare tornò progressivamente a occupare queste terre.
Perché la scoperta tra Sicilia e Malta è importante per la storia del Mediterraneo
Lo studio dei fondali permette di comprendere meglio come apparisse questa porzione del Mediterraneo prima dell’innalzamento delle acque; inoltre il possibile collegamento tra le due isole interessa anche la ricerca archeologica, perché apre nuovi interrogativi sugli spostamenti della fauna e sull’eventuale frequentazione della zona da parte delle comunità preistoriche.
Le terre allora emerse potevano offrire aree riparate e acque basse, condizioni favorevoli alla presenza di pesci e molluschi, per questo gli studiosi considerano plausibile che gruppi di cacciatori-raccoglitori presenti in Sicilia possano aver sfruttato almeno una parte di questi ambienti costieri.
Al momento, tuttavia, non sono state individuate prove archeologiche capaci di dimostrare che esseri umani abbiano effettivamente percorso il collegamento fino a Malta.
Le conoscenze disponibili sulla più antica presenza umana nell’arcipelago maltese suggeriscono infatti uno scenario successivo, e gli scavi nel sito di Latnija, nella parte settentrionale di Malta, hanno restituito tracce di comunità vissute sull’isola circa 8.500-8.900 anni fa, molto prima rispetto alla cronologia tradizionalmente attribuita ai primi agricoltori neolitici.
I reperti comprendono strumenti in pietra, resti di focolari e testimonianze legate all’alimentazione; quell’epoca, però, l’antico passaggio terrestre era già stato sommerso da migliaia di anni.
Gli uomini che raggiunsero Malta dovettero quindi affrontare il mare, un dato che offre indicazioni importanti sulle capacità di navigazione sviluppate dalle comunità mediterranee prima della piena diffusione dell’agricoltura.
La nuova mappatura aggiunge così un tassello alla ricostruzione della geografia preistorica del Mediterraneo, rimane però aperta la domanda più suggestiva per archeologi e geologi: capire se quelle terre oggi sommerse furono soltanto attraversate dagli animali oppure se, prima della loro scomparsa sotto il mare, entrarono anche nella storia delle comunità umane che abitavano la regione.
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