Partita la ricerca dell'antico ponte sommerso tra Sicilia e Malta
È partita la ricerca del ponte sommerso tra Sicilia e Malta, collegamento preistorico che potrebbe far luce su migrazioni ed evoluzione del Mediterraneo

Al centro della nuova campagna scientifica c’è la ricerca dell’antico ponte di terra che univa Sicilia e Malta, un collegamento naturale esistito circa 22 mila anni fa, in un’epoca in cui il livello del mare risultava molto più basso rispetto a quello attuale. Un’indagine complessa, condotta con strumentazioni tecnologiche avanzate, che punta a restituire una visione più dettagliata del Mediterraneo preistorico.
In cosa consiste la ricerca del ponte sommerso tra Sicilia e Malta
Per migliaia di anni è rimasto nascosto sotto il mare, cancellato dall’innalzamento delle acque e affidato alle ricostruzioni teoriche della geologia. Oggi, però, nel Mediterraneo centrale è in corso una spedizione scientifica che mira a ricostruire un frammento perduto di paesaggio, destinato a chiarire dinamiche antiche di migrazione e trasformazione ambientale.
L’obiettivo principale della spedizione è individuare e analizzare ciò che resta del ponte di terra sommerso che in passato collegava la Sicilia sud-orientale alle isole di Malta e Gozo.
La campagna scientifica è attualmente in corso a bordo della nave oceanografica Gaia Blu, impegnata nella missione BRIDGES. Il progetto nasce dalla collaborazione tra istituti di ricerca italiani e maltesi e riunisce competenze diverse nell’ambito delle scienze marine, della geofisica e della ricostruzione paleoambientale.
Durante l’ultima era glaciale, quando il mare si trovava circa 120 metri più in basso, ampie porzioni oggi sommerse erano emerse, creando un corridoio naturale tra le due aree.
Per studiare questa regione, il team di ricerca sta utilizzando sistemi di mappatura del fondale marino ad alta risoluzione, in grado di ricostruire sia la morfologia attuale sia quella del passato. L’analisi delle antiche linee di costa, delle valli sommerse e delle strutture sedimentarie consente di comprendere come appariva il paesaggio e per quanto tempo queste superfici siano rimaste emerse e potenzialmente percorribili.
Un ruolo centrale è svolto anche dalla raccolta di campioni di sedimenti, che permetterà di stabilire una cronologia più precisa dell’area e di verificare la presenza di eventuali tracce biologiche. Questi dati potranno fornire indicazioni utili sul passaggio di animali terrestri e, in via ipotetica, anche di gruppi umani preistorici.
Perché il ponte preistorico Sicilia-Malta è così importante
Comprendere le caratteristiche dell’antico ponte di terra significa approfondire i processi di migrazione che hanno contribuito a modellare la biodiversità e la presenza umana nel Mediterraneo centrale. Quel collegamento naturale avrebbe potuto favorire spostamenti, scambi e adattamenti in una fase cruciale della preistoria.
Le informazioni che stanno emergendo permetteranno di ricostruire un paesaggio oggi scomparso, offrendo una visione più concreta delle condizioni ambientali che hanno accompagnato la fine dell’ultima glaciazione. Finora, la conoscenza di quest’area si è basata prevalentemente su modelli teorici; la campagna in corso punta invece a fondare le ricostruzioni su dati diretti.
Dal punto di vista scientifico, la spedizione rappresenta anche un esempio significativo di cooperazione internazionale, in cui risorse tecnologiche e competenze accademiche vengono messe in comune per affrontare uno studio complesso e di lunga durata. L’approccio multidisciplinare adottato consente di integrare dati geologici, oceanografici e paleoambientali.
La campagna di ricerca è prevista fino al 7 gennaio 2026. Fino ad allora, le attività in mare proseguiranno con l’obiettivo di raccogliere informazioni sempre più dettagliate. Solo dopo l’analisi dei dati sarà possibile valutare pienamente la portata delle scoperte e il loro contributo alla ricostruzione della storia sommersa del Mediterraneo.
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