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Sui Colli Euganei trovata una cavalletta gigante predatrice

La cavalletta Saga Pedo, una specie predatrice di grandi dimensioni, è stata rivenuta dagli studiosi in diversi comuni della zona dei Colli Euganei

Pubblicato:

Martina Bressan

Martina Bressan

SEO copywriter e Web Content Editor

Appassionata di viaggi, di trail running e di yoga, ama scoprire nuovi posti e nuove culture. Curiosa, determinata e intraprendente adora leggere ma soprattutto scrivere.

Saga pedo cavalletta gigante

Un ritrovamento sorprendente ha attirato l’attenzione di studiosi e appassionati di natura in Veneto: una cavalletta gigante predatrice, tra le più grandi d’Europa, è stata individuata all’interno dei Colli Euganei. L’insetto in questione non è solo raro, ma anche particolarmente affascinante per le sue caratteristiche e per il ruolo che riveste negli ecosistemi. La conferma della sua presenza rappresenta un evento di grande importanza ma anche un segno dei cambiamenti ambientali in atto. La scoperta in questione riguarda la cavalletta Saga pedo e arriva al termine di un lavoro di ricerca durato diversi anni.

La presenza nei Colli Euganei della cavalletta Saga pedo

La presenza della cavalletta Saga pedo è stata ufficialmente confermata all’interno del Parco Regionale dei Colli Euganei, un’area naturale di straordinario valore ambientale nel cuore della provincia di Padova. La scoperta è stata pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Biodiversity Journal e, come riporta ‘Padova Oggi’, è frutto di uno studio condotto da Enzo Moretto, Luis Alessandro Guariento e Davide Apolloni, che hanno lavorato con i naturalisti del Museo Esapolis.

Secondo gli studiosi, la comparsa sempre più frequente di specie termofile, ovvero esemplari legati a condizioni climatiche calde, in territori dove prima erano assenti, è strettamente collegata ai cambiamenti climatici. L’aumento delle temperature medie e il prolungarsi delle stagioni calde creano, infatti, condizioni favorevoli alla diffusione di insetti tipici di ambienti più miti.

I dati raccolti nel corso degli ultimi anni hanno consentito di confermare la presenza della specie Saga pedo in diversi comuni dell’area, tra cui Monselice e Arquà Petrarca, considerata uno dei migliori borghi turistici dall’ONU. Durante questa ricerca gli studiosi hanno osservato e analizzato più esemplari, riuscendo a ottenere informazioni rilevanti sul comportamento e sulle caratteristiche della specie.

La cavalletta predatrice Saga pedo

Saga pedo appartiene alla famiglia dei Tettigoniidae ed è considerata uno degli insetti più grandi d’Europa. Un adulto può superare i 10 centimetri di lunghezza, di cui circa quattro sono costituiti dall’ovopositore, ovvero l’organo genitale esterno femminile. Il corpo di colore verde le permette di mimetizzarsi bene nella natura. Ciò che rende questa cavalletta davvero unica, però, è il suo comportamento.

A differenza della maggior parte degli ortotteri, che si nutrono prevalentemente di vegetali, Saga pedo è zoofaga: cattura e si nutre di altri insetti, in particolare altre cavallette e locuste. Utilizza le sue zampe anteriori e mediane, armate di spine, per catturare le prede in modo simile alle mantidi religiose. Le zampe posteriori, invece, sono lunghe ma gracili e non consentono grandi salti. La specie è prevalentemente crepuscolare e notturna, si muove lentamente sul terreno o sui cespugli e si mimetizza molto bene.

Un altro aspetto straordinario riguarda la riproduzione: Saga pedo si riproduce per partenogenesi, senza bisogno di accoppiamento. Le popolazioni sono costituite quasi esclusivamente da femmine, mentre i maschi sono rari. Le uova vengono deposte nel terreno alla fine dell’estate e possono rimanere in incubazione per anni, mentre le ninfe emergono in primavera. Queste, dopo aver compiuto diverse mute, raggiungono la forma adulta all’inizio dell’estate.

Le ricerche più recenti indicano che in Italia sono stati raccolti negli ultimi anni dati di presenza di questa specie che dimostrano un progressivo aumento dell’altitudine media dei siti di osservazione. Un trend che potrebbe riflettere, ancora una volta, l’impatto del riscaldamento globale nella fauna locale.