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Mantidi giganti asiatiche in Italia: c'è un "nemico naturale"

In Italia sarebbe cominciata una vera e propria invasione di mantidi giganti asiatiche che però avrebbero anche un "nemico naturale" molto comune

Pubblicato:

Martina Bressan

Martina Bressan

SEO copywriter e Web Content Editor

Appassionata di viaggi, di trail running e di yoga, ama scoprire nuovi posti e nuove culture. Curiosa, determinata e intraprendente adora leggere ma soprattutto scrivere.

Le mantidi giganti asiatiche sono ormai una presenza sempre più frequente nei parchi e nei giardini italiani. Negli ultimi anni questi grandi insetti predatori hanno ampliato rapidamente la loro diffusione. Ora un nuovo studio scientifico pubblicato sul Journal of Orthoptera Research conferma ufficialmente che due specie sono da considerare invasive in Europa e analizza le conseguenze sulla biodiversità. La ricerca, però, mette in luce anche che esiste un “nemico naturale” che contribuisce, almeno in parte, a limitarne la presenza.

Mantidi giganti asiatiche nei giardini italiani

Le protagoniste dello studio sono Hierodula tenuidentata e Hierodula patellifera, due grandi mantidi originarie dell’Asia che negli ultimi dieci anni hanno colonizzato numerose aree dell’Europa. Italia, Spagna, Francia e Portogallo rappresentano oggi alcuni dei Paesi in cui queste specie risultano ormai stabilmente presenti. La ricerca, coordinata da Roberto Battiston del Museo di Archeologia e Scienze Naturali “G. Zannato” di Vicenza e ripresa anche da ‘Open Online’ conclude che entrambe possono essere considerate specie aliene invasive.

Uno dei motivi principali della loro rapida espansione è il cambiamento climatico che minaccia animali e piante nel nostro Paese. Inverni più miti e stagioni intermedie sempre più calde consentono infatti a questi insetti di sopravvivere e riprodursi anche in territori che fino a pochi anni fa risultavano troppo freddi. Secondo i ricercatori, parchi, giardini e viali alberati rappresentano oggi gli habitat ideali per queste mantidi aliene che risultano spesso difficili da individuare nonostante le dimensioni.

Lo studio evidenzia anche un’importante differenza rispetto alla mantide europea (Mantis religiosa). Le femmine delle specie asiatiche depongono ooteche (ovuli) contenenti mediamente circa 200 giovani, quasi il doppio rispetto alla specie autoctona. Le conseguenze sulla biodiversità iniziano già a essere visibili. Le mantidi invasive predano un’ampia gamma di insetti, compresi api e altri impollinatori fondamentali per gli ecosistemi. In alcuni casi sono state osservate mentre catturavano anche piccoli vertebrati come rane e lucertole.

Mantidi giganti asiatiche, qual è il loro “nemico naturale”

Le Hierodula appartengono allo stesso ordine della più nota mantide religiosa, ma presentano dimensioni sensibilmente maggiori. Le femmine possono superare gli otto centimetri di lunghezza, hanno un corpo robusto, una colorazione prevalentemente verde e potenti zampe anteriori adattate alla cattura delle prede. Nella loro area d’origine, che comprende numerosi Paesi dell’Asia orientale e sud-orientale, queste mantidi sono considerate predatori  che si adattano facilmente. In Italia, invece, ormai rientrano tra le specie aliene che minacciano il nostro territorio.

Lo studio ripreso sempre da ‘Open Online’ rivela, però, anche un aspetto curioso. Le Hierodula non sono prive di nemici naturali. Tra questi compare un “nemico” molto comune nelle nostre città: il gatto domestico. Analizzando oltre 2.300 segnalazioni raccolte, gli studiosi hanno rilevato che i gatti rappresentano il principale predatore vertebrato delle mantidi invasive. Tra gli insetti, invece, il principale predatore individuato è il calabrone europeo (Vespa crabro).

Il fatto che un animale comune come il gatto sia considerato un loro nemico non deve essere interpretato come una soluzione al problema. Gli stessi autori precisano infatti che i gatti non distinguono tra specie invasive e specie autoctone. Per gli studiosi il vero nodo resta quindi la prevenzione. Monitorare l’espansione delle Hierodula e comprenderne gli effetti sugli ecosistemi sarà fondamentale nei prossimi anni, soprattutto nelle isole del Mediterraneo, dove vivono numerose specie endemiche particolarmente vulnerabili.