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Record d'ingressi al Pedocin, spiaggia divisa per sessi a Trieste

Mai così tanti ingressi al Pedocin, considerata una vera istituzione: la spiaggia di Trieste è nota per il muro che divide l'area femminile da quella maschile

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Giulia Sbaffi

Giulia Sbaffi

Web content writer

Web content writer appassionata di belle storie e di viaggi, scrive da quando ne ha memoria. Curiosa per natura, le piace tenersi informata su ciò che accade intorno a lei.

Pedocin

Tra le spiagge più particolari d’Italia, ce n’è una che – almeno per i “locali” – non ha proprio bisogno di presentazione: si tratta del Pedocin, ufficialmente noto come il bagno La Lanterna, che si trova a pochissima distanza dal centro storico di Trieste. Il lido è diventato ormai un simbolo della città, per via della sua caratteristica che lo rende unico in tutta Europa. È infatti il solo ad avere due settori distinti per uomini e donne, una vera e propria tradizione che affonda le sue radici nella storia di questa spiaggia. E oggi il Pedocin segna un record, con oltre 100mila presenze registrate in appena tre mesi.

Il record alla spiaggia del Pedocin a Trieste

Tra polemiche e curiosità, il Pedocin continua ad essere una delle spiagge più “chiacchierate” d’Italia: il lido, situato nei pressi del Molo Fratelli Bandiera di Trieste, è quasi un’attrazione per i bagnanti che arrivano da ogni parte d’Europa, alla scoperta dell’unico stabilimento diviso per sessi. I numeri parlano chiaro, e dimostrano come la fama del Pedocin sia ormai ben consolidata. Come riporta “Il Piccolo”, quest’anno il lido ha toccato il suo record personale. Nei mesi di maggio, giugno e luglio sono stati acquistati ben 106.696 biglietti – nel computo sono inclusi anche i bambini al di sotto dei 12 anni e i disabili con accompagnatore, che hanno diritto all’accesso gratuito.

In totale, il Pedocin ha incassato circa 120mila euro (il biglietto costa appena 1,20 euro per tutto il giorno). Analizzando meglio le cifre, il trend è piuttosto facile da individuare: si registrano aumenti pressoché costanti già da un paio d’anni, segno dell’interesse che il lido balneare continua a destare tra i turisti. Le statistiche evidenziano inoltre che a frequentare maggiormente il Pedocin sono donne, molte delle quali si trovano a proprio agio nel poter trovare qui un angolo ad esse riservato. E se ormai in molti ritengono anacronistico un bagno che fa distinzioni di genere, diventa sempre più evidente come quel muro divisorio risalente a tanti anni fa sia un vero e proprio “monumento” che attrae migliaia di turisti.

La storia del Pedocin e le polemiche

Lo stabilimento balneare La Lanterna di Trieste è decisamente meglio conosciuto con il suo soprannome “Pedocin”, che risale a molto tempo fa. Il lido ha una lunga storia alle sue spalle: costruito durante l’epoca austro-ungarica, venne inaugurato nel 1903 per consentire ai triestini di avere una spiaggia a poca distanza dalla città. Si narra che il termine dialettale “pedocin”, il cui significato è “piccolo pidocchio”, venisse utilizzato per il bagno in quanto, ai tempi di Francesco Giuseppe I d’Austria, qui i soldati si “spidocchiavano” utilizzando l’acqua del mare.

In un primo momento, la spiaggia era divisa in due da un semplice steccato in legno, mentre il muro di mattoni che campeggia ancora oggi tra i settori maschile e femminile è più recente. Questa barriera aveva originariamente il compito di impedire “atti contrari alla decenza”, e ai nostri tempi un provvedimento del genere risulta decisamente anacronistico. C’è chi si limita a considerare la suddivisione per sessi ormai antiquata e lontana dai canoni moderni, e chi invece alza un polverone cercando di infrangere la regola “d’oro” che impedisce a uomini e donne di condividere lo stesso pezzetto di spiaggia. Ma il muro del Pedocin sopravvive, ignorando le polemiche e offrendo ai turisti un’esperienza che è praticamente impossibile trovare altrove.