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Invasione di mantidi aliene in Italia: cosa sta succedendo

In Italia sembra ci sia un'invasione di mantidi aliene che dimostrano come globalizzazione e cambiamenti climatici stiano trasformando gli ecosistemi

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Martina Bressan

Martina Bressan

SEO copywriter e Web Content Editor

Appassionata di viaggi, di trail running e di yoga, ama scoprire nuovi posti e nuove culture. Curiosa, determinata e intraprendente adora leggere ma soprattutto scrivere.

In Italia sembra essere in corso una vera e propria invasione di mantidi aliene, provenienti dall’Asia, che stanno modificando gli equilibri degli ecosistemi locali. Non si tratta della classica Mantis religiosa, ma di esemplari appartenenti al genere Hierodula, introdotti accidentalmente e ormai stabilizzati in diverse regioni del Paese. Il fenomeno, inizialmente sottovalutato, è oggi al centro di uno studio scientifico coordinato dal Museo di Archeologia e Scienze Naturali “Giuseppe Zannato” di Montecchio (Vicenza) in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova. L’obiettivo della ricerca è capire quanto queste specie esotiche stiano incidendo sugli ecosistemi italiani e quali rischi comportino per la fauna autoctona.

Mantidi aliene in Italia: caratteristiche e diffusione dell’invasione

Le mantidi del genere Hierodula sono originarie dell’Asia e si distinguono per dimensioni decisamente superiori rispetto alla specie europea. Tra le più diffuse in Italia c’è la cosiddetta mantide gigante asiatica, che può raggiungere i nove centimetri di lunghezza allo stadio adulto. Un predatore imponente e molto agile. I primi avvistamenti significativi sono stati registrati nelle campagne tra Cremona e Parma, ma nel giro di pochi anni la loro presenza si è estesa a numerose regioni italiane.

La ricerca veneta ha visto i risultati pubblicati sulla rivista internazionale Journal of Orthoptera Researchripresa e questi sono stati ripresi da ‘La Repubblica’. Lo studio ha messo insieme oltre 2.300 segnalazioni raccolte integrando osservazioni di cittadini, fotografi naturalisti e appassionati con analisi di laboratorio, studi comportamentali e modellazione ecologica. Questa combinazione di dati ha permesso di ricostruire con precisione il processo di diffusione della specie.

Le Hierodula sono predatori che si nutrono di insetti impollinatori, farfalle, api, ma anche di piccoli vertebrati. In un contesto già fragile, la pressione esercitata da un nuovo predatore può alterare gli equilibri attuali. Il caso italiano, quindi, rappresenta un vero e proprio “case study”. Una specie introdotta accidentalmente, probabilmente tramite il commercio internazionale o il trasporto di merci, riesce a trovare condizioni climatiche favorevoli, si riproduce e si espande fino a incidere sugli ecosistemi locali.

Le parole degli esperti sull’invasione delle mantidi aliene

A raccontare la portata del fenomeno è stato anche il quotidiano ‘La Repubblica’, che ha riportato le dichiarazioni dei ricercatori coinvolti nello studio. Roberto Battiston, conservatore naturalista del Museo Zannato e coordinatore scientifico della ricerca, ha spiegato: “Beh, è innegabile che le mantidi siano animali curiosi e affascinanti ma quando vengono spostati dal loro luogo d’origine possono creare problemi e prima del nostro studio non era ben chiaro quali. Ora sappiamo che queste specie esotiche sono in grado di predare un gran numero di impollinatori, persino piccoli vertebrati e specie minacciate di estinzione, modificando equilibri ecologici costruiti in migliaia di anni”.

Le parole di Battiston sono nette e l’aspetto più preoccupante non è solo la presenza della specie aliena in sé, ma la sua capacità di incidere su impollinatori e animali già a rischio. Questo, quindi, sembra essere un segnale concreto di quanto la globalizzazione e i cambiamenti climatici stiano trasformando gli ecosistemi in modo profondo e spesso invisibile.

Lo studio, come riportato sempre da ‘La Repubblica’, sottolinea anche un cambio di paradigma nella gestione delle specie invasive e aliene. Non basta sapere dove si trovano le mantidi aliene ma bisogna capire quali effetti producono e dove intervenire per limitare i danni.

Determinante è stato anche il contributo della citizen science. William Di Pietro e Antonio Fasano del GRIO, coautori dello studio, hanno evidenziato come senza il coinvolgimento dei cittadini non sarebbe stato possibile ottenere una mappatura così dettagliata del fenomeno. Le migliaia di segnalazioni raccolte dal Progetto Mantidi Aliene (PMA) dimostrano come la collaborazione tra comunità scientifica e società civile possa diventare uno strumento fondamentale per monitorare e comprendere le invasioni biologiche.