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L'Uomo Vitruviano censurato nella sigla delle Olimpiadi: il caso

Nella sigla delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, il celebre Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci appare senza attributi: la polemica

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Silvio Frantellizzi

Silvio Frantellizzi

Giornalista

Giornalista pubblicista. Da oltre dieci anni si occupa di informazione sul web, scrivendo di sport, attualità, cronaca, motori, spettacolo e videogame.

In molti si sono accorti che nella sigla delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, in onda tutti i giorni e più volte al giorno, si vede il celebre Uomo Vitruviano di Leonardo senza le parti intime. Un particolare che ha scatenato diverse polemiche, tra chi parla di “censura”.

Uomo Vitruviano censurato nella sigla delle Olimpiadi di Milano-Cortina? Il caso

La sigla dei Giochi Invernali è piena di richiami alle eccellenze italiane, tra luoghi incantevoli e simboli iconici, proprio come l’Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci, il celebre disegno con il quale il Genio volle rappresentare le proporzioni ideali del corpo umano.

Con l’Uomo Vitruviano, Leonardo cercò di dimostrare come il corpo umano possa essere armoniosamente inscritto nelle due figure “perfette”: il cerchio che simboleggia il Cielo e la perfezione divina, e il quadrato che invece simboleggia la Terra.

Nella sigla delle Olimpiadi si vede una versione diversa del famosissimo lavoro del Genio: l’Uomo Vitruviano è senza le sue parti intime. I motivi di questa scelta non sono stati chiariti: c’è chi ha pensato che eliminare gli attributi sia stato un modo per essere più inclusivi verso le donne. Altri, invece, hanno ricordato che il regolamento del Cio, il Comitato internazionale Olimpico, vieta severamente “i contenuti sessuali espliciti”.

Motivi a parte, la mancanza di quel particolare dell’opera di Leonardo da Vinci ha scatenato diverse polemiche: i più critici hanno tirato in ballo la Rai, parlando di “censura”. Ma la TV di Stato ha risposto, spiegando che la sigla fa parte dei contenuti prodotti e distribuiti dall’organismo ufficiale del Cio responsabile della produzione audiovisiva delle Olimpiadi, i quali non possono essere modificati dalla Rai.

La risposta della Rai

Non si è fatta attendere la risposta della Rai, arrivata attraverso una nota ufficiale: “In merito alle dichiarazioni diffuse circa una presunta ‘censura’ da parte di Rai, addirittura dell’Uomo Vitruviano nella sigla dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026, Rai si trova costretta a evidenziare l’ennesima polemica pretestuosa che coinvolge impropriamente il Servizio Pubblico”.

Nella nota, riportata da ‘LaPresse.it’, si legge: “Si tratta dell’ennesima fake news, analoga a quella che ha riguardato una presunta censura dell’artista Ghali durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi. Anche in quell’occasione la regia e la produzione internazionale erano affidate a OBS – Olympic Broadcasting Services – e non alla Rai, che si è limitata a trasmettere il segnale ufficiale senza alcuna possibilità di intervento o modifica”.

La Rai ha spiegato inoltre che “la sigla e l’intero pacchetto grafico dei Giochi non sono realizzati dalla Rai. Si tratta di contenuti prodotti e distribuiti da OBS – Olympic Broadcasting Services, l’organismo ufficiale del Comitato Olimpico Internazionale responsabile della produzione audiovisiva delle Olimpiadi. Il medesimo pacchetto grafico viene fornito in modo identico a tutte le emittenti detentrici dei diritti nel mondo, che sono obbligate a trasmetterlo secondo standard internazionali condivisi. Rai, come ogni altro broadcaster, non può modificare in alcun modo tali contenuti”.

La nota si conclude così: “Attribuire alla Rai scelte creative o grafiche che non le competono significa cercare pretesti per alimentare una narrazione distorta e strumentale, che rischia di generare confusione nell’opinione pubblica su dinamiche produttive chiare e regolamentate a livello internazionale. La Rai, nel suo ruolo di Servizio Pubblico, continuerà a raccontare le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 con professionalità, rigore e rispetto per il patrimonio culturale del Paese”.