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I migliori vini italiani da bere nel 2026 per Gambero Rosso

Gambero Rosso ha condiviso i vini che consiglia nel 2026 tra etichette che meritano una seconda chance e una rivalutazione dei grandi classici

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Martina Bressan

Martina Bressan

SEO copywriter e Web Content Editor

Appassionata di viaggi, di trail running e di yoga, ama scoprire nuovi posti e nuove culture. Curiosa, determinata e intraprendente adora leggere ma soprattutto scrivere.

I migliori vini 2026

Il vino italiano continua a essere uno dei grandi ambasciatori del Made in Italy nel mondo. Dalle tavole quotidiane alle carte dei ristoranti stellati, passando per enoteche e wine bar, l’Italia resta un punto di riferimento nel settore. Nel 2026, secondo l’analisi e le indicazioni di Gambero Rosso, ci sono vini su cui vale la pena scommettere nei prossimi mesi, perché stanno vivendo una fase di crescita e rinnovato interesse, sia in Italia sia all’estero. Accanto a queste “nuove certezze”, ci sono poi vini storici che negli anni sono stati messi da parte, ma che oggi meritano una vera e propria riscoperta.

Sei vini italiani da tenere d’occhio nel 2026 secondo Gambero Rosso

I primi sei vini consigliati da Gambero Rosso per il 2026 sono etichette di diversa tipologia e provenienza. L’Oltrepò Pavese Metodo Classico Classese è oggi una delle interpretazioni più convincenti del Pinot Nero in versione spumante. Prodotto in Lombardia, in un’area storicamente vocata a questo vitigno, il Classese unisce struttura, finezza e profondità aromatica. È un Metodo Classico molto apprezzato che è in grado di mantenere un buon rapporto qualità-prezzo.

Il Metodo Classico dei Monti Lessini, altro vino suggerito da Gambero Rosso, nasce tra le province di Verona e Vicenza, in un terroir di montagna dove la protagonista è la durella. In lista si trova poi il Lambrusco che è un caso emblematico di rinascita. Per molto tempo vittima di stereotipi che lo volevano semplice ed economico, negli ultimi anni è stato protagonista di una vera rivalutazione. Il Lambrusco si afferma, quindi, oggi come vino gastronomico, versatile e fortemente territoriale. Secondo analisi internazionali, tra cui quella di Bloomberg, il 2026 potrebbe essere proprio l’anno della sua definitiva consacrazione globale.

Dal sud arriva il Cirò Bianco, una delle espressioni più autentiche della viticoltura calabrese. Prodotto prevalentemente da Greco Bianco, questo vino è caratterizzato da profumi freschi e note fruttate. Proseguendo la lettura, Gambero Rosso suggerisce il Nuragus di Cagliari. Per anni considerato un vino “minore”, oggi il Nuragus sta vivendo una fase di rivalutazione grazie a nuove interpretazioni. Chiude la selezione il Frappato, rosso siciliano molto versatile e apprezzato anche nei mesi più caldi.

Due vini da riscoprire e rivalutare nel 2026 secondo Gambero Rosso

Accanto ai vini su cui scommettere, Gambero Rosso invita a guardare con occhi nuovi a due grandi classici della tradizione italiana: Vin Santo e Marsala. Vini dolci e fortificati che oggi si bevono meno, non per mancanza di qualità, ma per un cambiamento delle abitudini di consumo e della loro percezione.

Il Vin Santo è un prodotto davvero speciale. Nato da appassimenti lenti e fermentazioni lunghissime, è un vino tutto da gustare. Toscana, Umbria e Trentino offrono interpretazioni diverse, ma tutte accomunate da una dolcezza unica. Nel 2026 può tornare protagonista grazie a nuovi abbinamenti: non solo dessert, ma anche formaggi erborinati o piatti salati.

Il Marsala, che nel 2025 si è candidato a Patrimonio UNESCO, è uno dei primi vini italiani ad aver conosciuto la fama internazionale. La sua storia, legata al commercio inglese, lo rende unico nel panorama enologico mondiale. Per anni poi relegato a vino da cucina, il Marsala oggi viene riscoperto nelle sue diverse versioni e, secondo Gambero Rosso, merita una nuova possibilità.