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I pasticciotti del Salento hanno conquistato anche Papa Leone XIV

La tradizione culinaria salentina arriva al Vaticano: un fedele ha ricevuto la telefonata di Papa Leone XIV dopo avergli fatto omaggio dei pasticciotti leccesi

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Giulia Sbaffi

Giulia Sbaffi

Web content writer

Web content writer appassionata di belle storie e di viaggi, scrive da quando ne ha memoria. Curiosa per natura, le piace tenersi informata su ciò che accade intorno a lei.

Quella di Antonio Santoro, da tutti chiamato Toni, è una storia di fede e speranza, ma anche di grandissima umanità: l’uomo, originario della Puglia, ha voluto di recente portare un gradito omaggio culinario a Papa Leone XIV, non immaginando quello che sarebbe accaduto di lì a poco. Il suo gesto è stato talmente apprezzato che Sua Santità ha voluto ringraziarlo di persona, concedendogli qualche minuto al telefono. Protagonisti di questo bellissimo racconto sono i pasticciotti leccesi, una delle specialità tipiche della gastronomia salentina. Ecco cos’è successo.

Papa Leone XIV e i pasticciotti leccesi

Avete mai assaporato i pasticciotti leccesi? Appartengono alla tradizione culinaria del Salento e sono dei piccoli tortini ovali realizzati in pasta frolla, farciti con crema pasticcera e cotti al forno. Una vera delizia che, tra le tante specialità pugliesi, conquista chiunque abbia la fortuna di assaggiarla – meglio ancora se davanti ad uno dei panorami meravigliosi di questa terra così ricca di sorprese. Ma la storia di oggi non si svolge in questo paradiso, bensì nelle suggestive stanze del Vaticano.

Antonio “Toni” Santoro, 54 anni, è partito dalla sua Merine (piccola frazione di Lizzanello, in provincia di Lecce) assieme alla figlia Corinne di 11 anni, per recarsi a Roma. Qui la piccola doveva sottoporsi ad una visita presso l’ospedale pediatrico Bambino Gesù, dove è seguita ormai da tempo. I consueti appuntamenti alla clinica, di proprietà della Santa Sede, sono per papà e figlia un’occasione imperdibile per passare al Vaticano, dove Toni è solito lasciare un omaggio al Papa. Stavolta si è trattato di un vassoio di pasticciotti leccesi, che l’uomo ha depositato presso gli uffici all’ingresso del Vaticano.

Per poter consegnare del cibo alla Santa Sede, occorre seguire una lunga trafila, fatta di scrupolosi controlli da parte della Polizia italiana, della Guardia Svizzera e della Gendarmeria – oltre che di documenti firmati da Santoro stesso. Tanto che Toni aveva perso le speranze, immaginando che il cibo non avrebbe mai raggiunto davvero il Pontefice. E invece i pasticciotti hanno compiuto un piccolo “miracolo”, conquistando anche Papa Leone XIV. Il quale, davanti ad un gradito omaggio di questo genere, ha voluto ringraziare di persona l’artefice del gesto.

Il racconto della telefonata di Papa Leone XIV

Come riporta il “Quotidiano di Puglia”, Antonio Santoro ha ricevuto una telefonata poco dopo aver lasciato il suo dono alla Santa Sede, recandosi a Roma per la visita in ospedale di sua figlia. “Mi dicono: la chiamiamo dalla prefettura della Casa Pontificia. Ho collegato subito ai pasticciotti. Pensavo che, essendo cibo, non li potessero accettare per motivi di sicurezza. Invece una funzionaria mi ha ringraziato e fatto i complimenti per il nobile gesto. Poi mi ha detto: resti in linea. E sento la voce di Papa Leone. Parole che rimarranno scolpite nel mio cuore per sempre: ‘Antonio, lei e Corinne siete sempre nelle mie preghiere. Grazie di cuore. Le invierò un libro da me firmato’, mi dice il Santo Padre. Poi ha aggiunto: ‘Ora le passo la signora, le auguro ancora tanta fortuna e soprattutto preghi tanto’”.

Grandissima è stata l’emozione di Toni, nel sentire la voce del Pontefice. Lui e sua figlia Corinne si recano spesso in Vaticano alle udienze del Santo Padre: “Ormai sono quasi di casa” – ha affermato. E questa non è la prima volta che porta con sé un omaggio: poco dopo l’elezione di Papa Leone XIV, l’uomo aveva recato in dono un quadro, quindi un’opera in pietra leccese e una maglietta decorata da parte degli ospiti delle sue strutture – a Lecce, Toni gestisce assieme a moglie e figli Villa Monica, una comunità per anziani e senzatetto.