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Cospaia, il piccolo stato tra Umbria e Toscana che si autogovernò

Cospaia fu un piccolo stato indipendente tra Umbria e Toscana che per quasi quattro secoli visse senza padroni e che è diventato un caso unico nel tempo

Pubblicato:

Valentina Alfarano

Valentina Alfarano

Editor & Coach Letterario

Lavorare con le storie è la mia missione! Specializzata in storytelling di viaggi, lavoro come editor di narrativa e coach di scrittura creativa.

Cospaia stato storia

Nel cuore dell’Italia centrale, al confine tra Umbria e Toscana, una manciata di campi e case riuscì per secoli a sottrarsi a ogni sovranità. Cospaia, minuscola frazione oggi compresa nel territorio di San Giustino, visse una storia fuori scala rispetto alle sue dimensioni: fu una terra che seppe autogovernarsi sfruttando una falla nei confini, pur non diventando mai città-stato, né enclave riconosciuta. La vicenda, pur lontana nel tempo, per la sua originalità, lascia ancora oggi interrogativi e curiosità.

Come nacque Cospaia, lo Stato indipendente tra Umbria e Toscana

L’origine di Cospaia come microstato affondò nel Quattrocento, quando i nuovi assetti territoriali dell’alta Valtiberina imposero di fissare con precisione i limiti tra la sfera fiorentina e quella pontificia.

Nel 1441, l’annessione di Sansepolcro al dominio di Firenze richiese una linea di confine netta, individuata in un corso d’acqua chiamato Rio. Il problema, emerso solo in seguito, fu che in quell’area i rii erano due e portavano lo stesso nome.

Le commissioni incaricate indicarono riferimenti diversi: una scelse il Rio Riascone, l’altra il Rio della Gorgaccia. Tra i due, rimase una striscia di terra che non risultò formalmente assegnata a nessuna autorità; e fu proprio in questo “vuoto” che gli abitanti compresero la portata dell’errore.

Come riportato su ‘Ansa’, Daniele Bistoni ricorda: “Si resero conto e dissero: siamo liberi“. Da quella consapevolezza prese forma una comunità che mai riconobbe eserciti, dazi o magistrature superiori.

Cospaia non elaborò uno statuto complesso né un apparato istituzionale strutturato. Le decisioni furono affidate ai capifamiglia, con il supporto del clero locale, unico depositario della scrittura, mentre la gestione dei conflitti avvenne ricorrendo, caso per caso, ai tribunali dei territori confinanti, secondo una prassi pragmatica che garantì stabilità. Lo stesso Bistoni spiega: “La Repubblica di Cospaia è resistita quasi 400 anni grazie alla volontà degli abitanti e al senso della libertà”.

Il perimetro dello Stato restò sempre ridottissimo. La storica Nadia Burzigotti lo descrive così: “uno Stato microscopico, lungo circa due chilometri e mezzo, e largo al massimo 500 metri, un triangolo irregolare”. Eppure, proprio questa dimensione favorì un’economia fondata sulla terra franca e sulla coltivazione del tabacco, la cosiddetta erba tornabuona, che rese Cospaia un nodo attivo nei traffici locali.

Che fine ha fatto oggi l’antica Repubblica di Cospaia

Con il passare del tempo, l’eccezione rappresentata da Cospaia divenne sempre meno tollerabile. L’assenza di controlli favorì il contrabbando e attirò latitanti, trasformando il microstato in un’anomalia politica in un’epoca di crescente razionalizzazione amministrativa.

Bistoni ricostruisce l’epilogo : “Si sono messi d’accordo e hanno suddiviso il territorio.Il Granducato prese i terreni fertili a valle, lo Stato Pontificio si prese le anime, le persone e l’abitato”. La spartizione pose fine a quasi quattro secoli di autonomia e ricondusse Cospaia all’interno di confini statali definiti.

L’atto simbolico avvenne nel giugno del 1826. Burzigotti ricorda che “Il 28 giugno 1826 monsignor Adriano Fieschi venne di persona a prendere possesso del territorio”. In quell’occasione, i rappresentanti della comunità firmarono la sottomissione e cessarono di esercitare qualunque forma di autogoverno. Alla fine della Repubblica, la popolazione contava 373 persone sparse nel territorio che oggi corrisponde a San Giustino, in provincia di Perugia.

Resta, tuttavia, un segno tangibile di quella esperienza. All’interno della chiesa del Gonfalone è ancora visibile l’epitaffio che sintetizzò l’unica legge mai scritta. Burzigotti sottolinea: “Qui c’è un’epigrafe, l’unica legge scritta di questo Paese: Perpetua et firma libertas, eterna e ferma libertà“.

Nel 2026 ricorrono i duecento anni dalla fine della Repubblica di Cospaia, anniversario che riportò l’attenzione su una storia nata da un errore e diventata simbolo di identità locale. Il rammarico per ciò che non fu rimane affidato alle parole di Bistoni che osserva: “Il rimpianto è che la Repubblica non c’è più. Se avesse resistito fino al 1861 magari oggi sarebbe ancora esistita come San Marino“.