Turisti a caccia della famiglia nel bosco a Palmoli: l'appello
La casa della famiglia nel bosco diventa una meta per turisti: tanti i curiosi interessati all'abitazione di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham

La casa della famiglia nel bosco a Palmoli, Comune della provincia di Chieti in Abruzzo, è diventata meta di turisti, interessati a scoprire dove vivono Nathan Trevallion e Catherine Birmingham al centro di un caso mediatico per legato alla scelta di vivere in maniera alternativa senza elettricità, acqua correnti e servizi igienici tradizionali.
Famiglia del bosco invasa dai turisti
Si è creato un vero e proprio viavai vicino alla residenza della famiglia del bosco, tanto da costringere Nathan e Catherine a scrivere un biglietto con cui avvisano i curiosi: “Vi preghiamo di rispettare la nostra privacy – si legge sul biglietto dove è stato disegnato anche un cuore – grazie per la comprensione”.
Il legale della famiglia, come riportato dal ‘Corriere della Sera’, ha spiegato che a Ferragosto “quattro automobili si sono avventurate fino alla proprietà privata della coppia per fare un selfie e vedere la casa del vicino”.
Una situazione abbastanza spiacevole non solo per la coppia di origini australiane ma anche per gli altri residenti di zona, la Contrada Mandola, situata a tre chilometri e mezzo dalla piazza principale di Palmoli. Il tutto succede durante giorni cruciali per la famiglia nel bosco, ancora in attesa della decisione del Tribunale sul ricongiungimento.
Qualche giorno fa sono dovuti intervenire i vigili urbani a causa di un drone che stava facendo riprese non autorizzate dall’alto. Il sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, ha confermato l’invio della Polizia Municipale, facendo notare anche la presenza di una nuova recinzione artigianale creata da Nathan Trevallion e Catherine Birmingham per rendere la proprietà off limits.
L’appello della famiglia del bosco
Oltre al cartello affisso davanti alla loro abitazione in Abruzzo, Nathan e Catherine hanno affidato al gruppo Facebook chiamato ‘Famiglia nel bosco, io ti difendo’ un appello in nome della privacy:
“Siamo profondamente commossi e onorati dall’ondata di sostegno e dal continuo desiderio reciproco di riunire i nostri meravigliosi figli. Vi preghiamo di comprendere che io e Nathan stiamo vivendo un trauma e uno stress incredibili da quasi due anni e vi chiediamo gentilmente di concederci la privacy e lo spazio di cui abbiamo bisogno per ritrovare la forza per i nostri figli”.
Il caso mediatico legato alla famiglia nel bosco risale al settembre del 2024, quando chiamò i soccorsi in seguito a un’intossicazione alimentare da funghi: i carabinieri segnalarono il caso ai servizi sociali che fecero i primi sopralluoghi nella casa.
Nei rapporti dei servizi sociali venne scritto che la famiglia viveva in condizioni di disagio abitativo, in una casa rurale in pietra senza impianto idraulico, rete fognaria e servizi igienici.
A seguito di un’ordinanza del Tribunale dei minori di Chieti, gli assistenti sociali e le Forze dell’ordine allontanarono i figli dai genitori: i bambini vennero portati in una comunità di accoglienza per minori insieme alla madre, mentre il padre restò a casa.
Le vicende della famiglia del bosco hanno trovato grande spazio a livello mediatico in tv, sui giornali e sui social network: oltre ai media nazionali e internazionali, la storia ha catalizzato anche l’attenzione delle varie forze politiche del nostro Paese.
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