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In vendita l'ex tenuta di caccia di Vittorio Emanuele II

In vendita l'ex tenuta di caccia che fu di Vittorio Emanuele II, il primo Re d'Italia: una vasta proprietà in Piemonte con prati, boschi e pascoli

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Silvio Frantellizzi

Silvio Frantellizzi

Giornalista

Giornalista pubblicista. Da oltre dieci anni si occupa di informazione sul web, scrivendo di sport, attualità, cronaca, motori, spettacolo e videogame.

Lo stemma sabaudo

Messa in vendita l’ex tenuta di caccia di Vittorio Emanuele II: una vasta proprietà in Piemonte adorata dal primo Re d’Italia, grande appassionato di attività venatoria.

In vendita l’ex tenuta di caccia di Vittorio Emanuele II: il prezzo

La proprietà di Val Casotto che è stata tenuta di caccia di Vittorio Emanuele II è stata messa in vendita: come riportato da ‘La Stampa’, il prezzo si aggirerebbe intorno ai 7,7 milioni di euro: a giustificare la cifra, oltre al valore storico, ci sono elementi come la notevole estensione del terreno agricolo, la qualità e la varietà di risorse naturali presenti e il grande patrimonio boschivo.

La superficie complessiva della proprietà è di 1.915 ettari. L’agenzia immobiliare che si occupa dell’operazione ha spiegato che la tenuta è “costituita da incolti, macereti, rocce, acque e da circa trenta fabbricati, in parte diruti e in parte collabenti, cioè fatiscenti e in rovina.

E ancora: “Il torrente e la strada provinciale che dal fondovalle conduce alla Colla di Casotto dividono la tenuta in due ampie porzioni, in destra e sinistra idrografica. L’altitudine varia da circa 940 metri dell’abitato di Valcasotto ai 2.144 metri della vetta del Monte Antoroto, una delle cime più rilevanti delle Alpi Liguri”.

Sull’edizione online del quotidiano torinese si legge che l’agenzia, a proposito della proprietà, ha spiegato come sia stata “oggetto di recente perizia estimativa per un valore superiore ai 4 milioni di euro e comprende anche 1.200 ettari di bosco centenario”.

Dal punto di vista del profilo economico e ambientale, i principali asset della proprietà in Piemonte sarebbero rappresentati dal legname di pregio degli alberi del bosco, dalla locazione dei pascoli con 800 ettari di terra già affittati con regolari contratti ad allevatori locali, e l’attività venatoria.

La storia dell’ex tenuta di caccia di Vittorio Emanuele II

Quella messa in vendita, come detto, è l’ex tenuta di caccia di Vittorio Emanuele II: il sovrano sabaudo era molto legato al territorio della Valle Casotto, compreso tra i comuni di Garessio, Pamparato e Roburent.

In quei luoghi era solito rifugiarsi per poi dedicarsi all’attività venatoria, circondato da una tenuta sterminata, fatta di pascoli, prati, boschi e piccole cascine, una sorta di paradiso naturale.

Come spiegato sul sito web delle residenze sabaude, i Savoia acquisirono un monastero certosino per trasformarlo in castello di caccia di Carlo Alberto, un progetto che “riuscì a combinare in modo magistrale la semplicità di un ex convento con lo stile monumentale che si addiceva a una residenza reale”.

Il castello, nonostante avesse tutte le carte in regola per esserlo, non fu mai luogo di rappresentanza della Casa reale, ma venne usato più per svaghi privati, in modo particolare da Vittorio Emanuele II, solito organizzare imponenti spedizioni venatorie; la principessa Maria Clotilde, inoltre, vi ha trascorso diverse estati.

Dopo la cessione da parte della famiglia Savoia, nell’ultimo Secolo la proprietà è passata di mano in diverse occasioni: dopo un periodo sotto l’egida della società Ferrovie Nord, nei primi Anni Duemila è passata alla Regione Piemonte che ha esercitato il diritto di prelazione sul castello e l’attigua Correria, mentre i terreni sono andati a una famiglia di imprenditori.