I Savoia hanno violato l'esilio: i racconti di Vittorio Emanuele
I Savoia sarebbero tornati in Italia più volte prima della fine dell'esilio: i racconti di Vittorio Emanuele e gli aneddoti di Emanuele Filiberto

Il Principe Emanuele Filiberto ha svelato che nel corso degli anni i Savoia avrebbero violato più volte l’esilio, raggiungendo l’Italia prima del 2002, quando la Camera approvò l’abrogazione del divieto di ingresso della Casa reale: lo ha fatto riportando racconti del padre Vittorio Emanuele, insieme ad aneddoti vissuti in prima persona.
I Savoia hanno violato l’esilio: racconti di Vittorio Emanuele
Tutto parte da un aneddoto dell’ex sciatore Gustav Thöni che in un’intervista al ‘Corriere della Sera’ e nel libro ‘Una scia nel bianco, aveva raccontato di quando Vittorio Emanuele volle incontrarlo dopo una sua vittoria: “Una volta arrivò il principe Vittorio Emanuele di Savoia, dopo il Gigante di St. Moritz. Con la moglie, Marina Doria. Salutarono tutto lo staff. Ci lasciarono un orologio da tavola”.
Dell’episodio ha parlato così Emanuele Filiberto: “Nel caso specifico, se Gustav lo racconta e lo scrive, è sicuramente vero. Un racconto magnifico. Mio padre era un grande appassionato di sport. E non potendo entrare in Italia, la voglia di incontrare un campione come lui era ancora più forte dell’esilio. Avrà preso una macchina e sarà andato a complimentarsi, un gesto stupendo. Le frontiere non possono esistere quando lo sport è bello e importante. Era giusto fare uno strappo”.
Per il Principe gli strappi sono stati diversi nel corso degli anni: “Altro che una volta sola, l’abbiamo fatto tutti. Gli sconfinamenti sono stati tanti. Io stesso sono entrato più volte in Italia con mio padre. In Valle d’Aosta per vedere il Castello di Sarre, a Torino per pranzo, in Sardegna. Piccoli viaggi. Andavamo nei ristoranti. Ricordo le cene, per esempio la bagna cauda. Era tutto molto semplice. E tutti erano felici di incontrarci”.
La Sardegna e i viaggi in aereo
Al ‘Corriere della Sera’, Emanuele Filiberto ha raccontato anche della passione di suo padre per il volo: “Era un pilota e un giorno disse a suo padre, Umberto II, facciamoci un giro in aereo. Partirono da Ginevra, sorvolarono Torino, poi Racconigi. Mio nonno era commosso. Diceva: non possiamo atterrare, ma vedere quei luoghi…Passarono a bassa quota”.
Sarebbero state diverse le puntate in Sardegna: “Siamo andati più volte in Sardegna, in barca. Quando si poteva prendere una boccata d’aria in Italia, lo si faceva”. Per Emanuele Filiberto, più che una violazione si trattava di una lenta dissoluzione dall’esilio: “Ci avevano violato i diritti, la Corte europea ce lo ha riconosciuto. Era normale fare questi strappi”.
L’esilio dei Savoia durò 57 anni, al 2003 quando Vittorio Emanuele e suo figlio Emanuele Filiberto fecero ritorno nel nostro Paese, atterrando a Napoli. Il 15 luglio dell’anno precedente, sulla Gazzetta Ufficiale era stata pubblicata la legge costituzionale che annullava gli effetti del primo e del secondo comma della XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione.
Alle ore 14.45 del 15 marzo del 2003, un aereo proveniente da Ginevra atterrò all’aeroporto di Capodichino: a bordo c’erano Vittorio Emanuele di Savoia, la moglie Marina Doria e il figlio Emanuele Filiberto. La scelta ricadde su Napoli in quanto Umberto II, quello che è stato l’ultimo Re d’Italia, era molto legato al Capoluogo della Campania.
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