Roseto: dove i guanciali delle principesse erano imbottiti di petali di rosa
In Calabria, sulla costa che si getta nel Mar Ionio, sorge un paese antichissimo, Roseto, dal nome parlante, profumato, misterioso. La tradizione narra di storie che non si sfogliano tra le pagine di un libro, ma tra i petali delle rose che, dal tempo degli Achei, popolano questa città-satellite di Sibari, colonia della Magna Grecia risalente all’VIII secolo. In effetti, Roseto Capo Spulico, così è chiamato attualmente il paese, sorge a poco più di 30 km dall’antichissima colonia fondata dai Greci. Il paese godeva – e gode ancora – di un clima piuttosto mite, perfetto per la coltivazione dei roseti che, per questo antico popolo mediterraneo, trattenevano tra le loro spine simbologie mitologiche che si perdono nel tempo dei tempi, e che vengono prontamente declinate nelle culture successive. Quella latina – ed è proprio questo fiore che accompagna i giovani liceali attraverso l’apprendimento della lingua di Cicerone con la nostalgica nenia della prima declinazione “rosa, rosae, rosae…” – si ispira a quella ellenica, che associava i roseti al culto di Afrodite.
Simbolo di bellezza, delicatezza e passione, la rosa passa, poi, attraverso il Cristianesimo e trasforma l’eros in amore divino, associandolo alla purezza di Maria o al sacrificio di Cristo, a seconda dei colori dei petali, bianchi o rossi. Come si arriva ai guanciali delle principesse? Qui, dobbiamo inserire un altro concetto, quello del lusso: le nobili e non solo – tutti gli abitanti di Sibari a quanto pare – erano soliti rendere soffici i loro cuscini con abbondanti petali di rose che, così rigogliosamente, crescevano a Roseto. Solo un eccentrico eccesso o un capriccio? Probabilmente no, visto che i benefici di questo fiore sono da sempre noti: olii ed essenze a base di rose, infatti, erano perfetti come tonici e venivano utilizzati contro malattie come la tisi.
Rose e principesse: un binomio che ci rimanda a un’altra immagine della nostra cultura – questa volta infantile e meno scolastica – ovvero quella di Rosaspina e del suo castello fatato ricoperto di rovi, ma non è questo il caso del Castrum Petrae Roseti. Sì, anche il paese calabro ha un castello, meraviglioso e iconico visto che è arroccato sulla costa ionica e che si staglia imponente sul mare. La costruzione originaria è del X secolo, ma Federico II di Svevia gli diede nuovo vigore nel XIII secolo, dopo averlo requisito ai Templari. Si narra che, proprio dentro le sue mura, sia stata custodita la Sacra Sindone tra il 1204 e il 1253.
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