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Napoli, il mistero del ragazzo che vive da un mese all'aeroporto

Si chiama Daniel, e questo è tutto ciò che ricorda: un giovane di origini svedesi vive ormai da un mese all'aeroporto di Napoli, il suo caso è un vero mistero

3 min di lettura

Giulia Sbaffi

Giulia Sbaffi

Web content writer

Web content writer appassionata di belle storie e di viaggi, scrive da quando ne ha memoria. Curiosa per natura, le piace tenersi informata su ciò che accade intorno a lei.

Daniel

Daniel è ormai una presenza fissa all’aeroporto di Napoli Capodichino, dove vive da circa un mese. La sua storia ricorda moltissimo quella raccontata nel film “The Terminal”, in cui Viktor Navorski (interpretato magistralmente da Tom Hanks) rimane bloccato all’aeroporto di New York a causa di un colpo di stato che ha sovvertito il Paese da cui proviene, rendendo privo di validità ogni suo documento. Per Daniel, tuttavia, il problema è ben diverso: stando ai suoi pochi ricordi, è stato vittima di un’aggressione e non sa più chi è, né da dove proviene – e tantomeno come tornare a casa. Scopriamo qualcosa in più su questo mistero.

Chi è Daniel e la sua storia avvolta nel mistero

Novello Tom Hanks nel film diretto da Steven Spielberg, anche Daniel vive in un aeroporto. Niente a che vedere con quello di New York, certo: il giovane, di origini svedesi, risiede stabilmente da un mese presso lo scalo di Napoli Capodichino, dove ha trovato rifugio a seguito di un evento drammatico. Che cosa è successo? I suoi ricordi sono pochissimi e molto confusi, come emerge dalle notizie giunte online. Il “Corriere della Sera” lo descrive come un ragazzo di 30 anni che ha completamente perso la memoria: del suo passato ricorda soltanto il luogo di provenienza, la Svezia. Come sia arrivato all’aeroporto partenopeo è ancora un mistero.

Daniel ha affermato di essere stato aggredito da un gruppo di persone mentre si trovava a Roma: fuggito da un violento pestaggio senza soldi e documenti, che gli sarebbero stati sottratti, sarebbe giunto a Napoli e qui avrebbe deciso di rifugiarsi presso l’aeroporto, in attesa di recuperare la memoria – o di ricevere aiuto. Ormai è passato un mese dal suo arrivo, ma a quanto pare i ricordi non vogliono riaffiorare. Il giovane continua a vagare all’interno delle strutture aeroportuali durante il giorno, riparandosi invece in qualche rifugio improvvisato quando scende la notte.

I negozianti dell’aeroporto di Napoli, così come i dipendenti che lavorano a Capodichino, lo hanno praticamente “adottato”, cercando di aiutarlo come possono. Ma ora bisogna intervenire in maniera più drastica, dal momento che Daniel rischia di essere “sfrattato” dal suo ricovero temporaneo. La segnalazione del suo caso è giunta tra le mani del consolato svedese, affinché il giovane possa sperare di tornare a casa.

I lavori all’aeroporto di Napoli e lo “sfratto” di Daniel

Il 31 ottobre 2026, la notte di Halloween, l’aeroporto di Napoli Capodichino ha chiuso per alcuni lavori di ristrutturazione che dovrebbero durare un mese. Per Daniel è proprio come uno “sfratto”: che ne sarà di lui? Al momento, continua a girare nelle aree rimaste ancora aperte, tra cui un bar per i dipendenti e lo sportello dei bagagli smarriti. Nel frattempo, si è attivato il console di Svezia a Napoli, Pierluigi Petrone: “Mi avevano già scritto 15 giorni fa, erano preoccupati per Daniel che in queste settimane è stata una presenza mite e silenziosa intorno alla quale si è creata una rete di solidarietà”.

Petrone sta cercando di aiutare Daniel: “Mi sono attivato presso l’ambasciata di Svezia a Roma, ho contattato la Polaria che mi ha aiutato. Sono anche stato contattato da una turista svedese che, di ritorno a casa, aveva incontrato Daniel in aeroporto e aveva ascoltato la sua storia. Lui, peraltro, parla un ottimo svedese. Poi è arrivato il giorno della chiusura dell’aeroporto”. Il console, anche in vista dei lavori che coinvolgono lo scalo, ha acquistato degli abiti invernali per il giovane – aveva solamente dei vestiti estivi che indossava dal giorno del suo arrivo a Napoli – e sta continuando a muoversi per fare luce sul suo mistero.