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Allarme olio in Italia, battaglia dell'oro verde: cosa succede

Scatta l'allarme olio extravergine di oliva in Italia: troppo prodotto in giacenza nei serbatoi, quotazioni al ribasso e concorrenza dall'estero

3 min di lettura

Silvio Frantellizzi

Silvio Frantellizzi

Giornalista

Giornalista pubblicista. Da oltre dieci anni si occupa di informazione sul web, scrivendo di sport, attualità, cronaca, motori, spettacolo e videogame.

Olio di oliva

Momento difficile per il settore dell‘olio extravergine di oliva in Italia, alle prese con il problema legato alla giacenza di prodotto nei serbatoi che ha fatto scendere le quotazioni.

Allarme olio d’oliva: cos’è la battaglia dell’oro verde

I dati certificati dal Ministero dell’Agricoltura sono emblematici: attualmente ci sono 195.044 tonnellate di olio extravergine di oliva nei serbatoi italiani, il 46,7% in più rispetto a quanto succedeva solo un anno fa.

Oltre la metà della giacenza di olio è concentrata nelle Regioni del Sud Italia, in modo particolare tra la Puglia e la Calabria, ma il problema è di stretta attualità anche in Toscana, altra zona leader nella produzione dell’oro verde.

Con i serbatoi pieni sono scese vertiginosamente le quotazioni: se a gennaio erano di 10 ero al chilo (così si calcola all’ingrosso, non al litro), adesso il prezzo è sceso a 4 euro nella piazza di Foggia, stando ai dati dell’Ismea, l’Istituto di servizi per il mercato agroalimentare.

Come riportato da ‘Repubblica’, tale situazione ha portato diversi frantoiani, i quali sono soliti anticipare gli acquisti, a esporsi con le banche, acquistando le olive a un prezzo più elevato rispetto a quanto possono venderle adesso.

La situazione è molto delicata e c’è già chi l’ha ribattezzata come la battaglia dell’oro verde. Proprio i frantoiani, riuniti nel comitato chiamato Orgoglio Olivicolo, chiedono una moratoria bancaria straordinaria per far fronte all’emergenza.

Ma la battaglia riguarda anche la differenza dei prezzi tra i prodotti italiani e quelli stranieri disponibili nella grande distribuzione: l’olio importato costa meno e rischia di prendersi una fetta importante del mercato.

Gli agricoltori alzano la voce: le richieste

Con la crisi montano le proteste: nella giornata di lunedì 12 ottobre 2026, in piazza Prefettura a Bari, è andata in scena la prima di due manifestazioni indetta dagli agricoltori per protestare contro la situazione che mette a repentaglio un intero settore. Un produttore, dal palco, ha esclamato: “La raccolta sta per cominciare e noi non possiamo più raccogliere lacrime”.

Della questione ha parlato anche Onofrio Spagnoletti Zeuli, erede di una storica famiglia di produttori di Andria, rivendicando più tutele: “Servono controlli – le sue parole riportate da ‘Repubblica’ – troppi delinquenti importano porcherie, le mescolano all’olio nostro e fanno l‘extravergine“.

Francesco Paolicelli, Assessore Regionale all’Agricoltura, spinge per l’istituzione della bolletta elettronica, una soluzione che renderebbe più tracciabile la provenienza del prodotto.

Vito Leccese, il Sindaco di Bari, ha scritto al direttore della Asl chiedendo che venga avviata una campagna straordinaria di campionamenti e analisi sull’olio extravergine di oliva in vendita nel Capoluogo della Puglia, con verifiche sia nella grande distribuzione che nei negozi di quartiere, a partire dagli oli 100% italiani venduti a prezzi forse troppo bassi.

Sugli scaffali dei supermercati italiani adesso la differenza tra olio italiano e comunitario è notevole, perché i primi devono fare i conti con costi di produzione più alti. A tal proposito Dora De Santis, rappresentante dell’Associazione Italiana dell’Industria Olearia, ha dichiarato:

“Abbiamo chiesto alla grande distribuzione di comunicare in modo differente al consumatore il valore aggiunto che sta dietro quel differenziale. Nella prossima campagna si prospetta una produzione da 1,6 milioni di tonnellate. E questo comporta un blocco delle contrattazioni sul nostro prodotto”.