Questo sito contribuisce all’audience di

Virgilio InItalia

Dal lago di Bolsena riemerse spighe di farro di 3mila anni fa

La nuova campagna archeologica presso il lago di Bolsena ha portato alla luce spighe di farro, vasi antichi e strutture in legno di ben 3mila anni fa

Pubblicato:

Giulia Sbaffi

Giulia Sbaffi

Web content writer

Web content writer appassionata di belle storie e di viaggi, scrive da quando ne ha memoria. Curiosa per natura, le piace tenersi informata su ciò che accade intorno a lei.

Lago di Bolsena

Il fondale del lago di Bolsena custodisce un prezioso sito archeologico, quello dell’antico villaggio protostorico del Gran Carro: una recente campagna subacquea ha permesso di riportare alla luce nuovi reperti d’epoca preromana, i quali raccontano dettagli inediti sulla comunità che ha abitato queste terre. Le ricerche subacquee hanno fatto riemergere vasi antichi, misteriose strutture lignee e persino delle spighe di farro risalenti a circa 3mila anni fa. Ecco cos’hanno scoperto gli archeologi.

Cosa è riemerso dal lago di Bolsena

Come riportato dal profilo Instagram della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo, si sono da poco concluse le operazioni di ricerca e di salvaguardia nel sito sommerso del Gran Carro di Bolsena, a cura del Servizio di Archeologia Subacquea. La campagna 2026 si è rivelata particolarmente ricca e interessante: gli esperti subacquei, specializzati nel preservare e nel restaurare i reperti sommersi, hanno rinvenuto diverse testimonianze provenienti dall’antico villaggio protostorico coperto dalle acque del lago di Bolsena.

Sono riemersi, in particolare, numerosi vasi di grande importanza dal punto di vista archeologico: alcuni di essi sono infatti attribuibili senza dubbio all’età del Bronzo Finale, attestando così in maniera definitiva una fase protovillanoviana nell’area dell’abitato del Gran Carro. Ma la sorpresa più grande arriva dall’Aiola, il monumentale complesso ellittico sommerso di cui si ignora ancora la funzione. Vi sono stati rinvenuti altri vasi contenenti spighe di farro integre, in ottimo stato di conservazione, nonché altri oggetti di corredo simili a quelli comunemente deposti nelle tombe villanoviane della prima età del Ferro. Alla base dell’Aiola, infine, sono spuntati degli elementi lignei di grandi dimensioni, probabilmente appartenenti ad una struttura misteriosa.

Il sito archeologico subacqueo a Bolsena

Sotto le acque del lago di Bolsena, a pochi metri di profondità, si cela un prezioso sito archeologico: si tratta dell’antico villaggio del Gran Carro, popolato tra il X e il IX secolo a.C. da una comunità villanoviana. L’area include non soltanto l’abitato palafitticolo, di cui si conservano centinaia di pali di legno a formare camminamenti e capanne, ma anche la misteriosa struttura conica dell’Aiola. Quest’ultima è un cumulo di pietre da cui fuoriescono sorgenti di gas e acque termali, la più grande di altre strutture simili disposte nei dintorni. Non è ancora chiaro quale fosse il suo scopo, ma diversi elementi fanno sospettare che il complesso facesse parte integrante del villaggio della prima età del Ferro.

Sotto i massi dell’Aiola sono già stati rinvenuti diversi reperti, tra cui materiale ceramico e ligneo. Ora sono riemersi dei vasi contenenti spighe di farro, tutti in ottimo stato di conservazione. Il sito archeologico presenta infatti particolari caratteristiche ambientali: l’acqua ha permesso ai materiali organici di mantenersi pressoché intatti per secoli, cosa altrimenti impossibile in una zona esposta all’aria. In questo modo, legno ed elementi vegetali (tra cui proprio il farro) sono giunti inalterati ai nostri tempi, offrendo informazioni importanti per gli archeologi.

Secondo gli esperti, i vasi contenenti le spighe di farro risalgono a circa 3mila anni fa e avevano uno scopo ben preciso. La loro deposizione intenzionale nei pressi dell’Aiola fa pensare ad un’offerta collegata alla sfera religiosa: potrebbe trattarsi di un antico rituale legato all’agricoltura e alla fertilità della terra.