I prodotti italiani a rischio per la crisi nel Canale di Suez
La crisi nel Canale di Suez mette a repentaglio l’esportazione di tanti prodotti italiani: da quando i ribelli Houthi sono intervenuti nella crisi in Medio Oriente, attraversare lo stresso di 193 chilometri, strategico nelle rotte commerciali italiane e internazionali, è diventato più rischioso.
Da Cia-Agricoltori Italiani, una delle maggiori organizzazioni agricole professionali d’Europa, fanno sapere che per il canale di Suez transita “il 12% del commercio mondiale e il 30% del volume dei container del trasporto marittimo internazionale”.
Secondo Confagricoltura, l’Italia è uno dei Paesi più a rischio per la crisi nel Canale di Suez: il 40% dell’export tricolore, infatti, passa per lo stretto. I prodotti più esposti sono: il vino italiano che nel 2022 è stato il prodotto nostrano più venduto in Asia generando vendite per 590 milioni di euro, e i prodotti agroalimentari, su tutti la frutta. Dall’altro lato, inoltre, sono a rischio anche i prodotti che dall’Asia vengono importati in Europa.
La situazione, al momento, è molto complicata e gli esportatori di fresco devono scegliere tra due strade: le compagnie che decidono di attraversare il Canale di Suez devono fare i conti con l’aumento dei costi assicurativi per via della crisi; chi invece rinuncia allo stretto e decide di circumnavigare l’Africa, deve mettere in conto i costi di trasporto maggiori per via della rotta più lunga.
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