Aeroporti italiani senza carburante: cosa succede e conseguenze
Diversi aeroporti italiani ed europei devono fare i conti con la carenza di carburante per la crisi in Medio Oriente: cosa succede e le conseguenze

La crisi in Medio Oriente sta mettendo a repentaglio le scorte di carburante non sono per le automobili, ma anche per gli aerei: alcuni scali europei e italiani devono fare i conti con problemi di rifornimenti che rischiano di peggiorare nelle prossime settimane.
Aeroporti italiani a corto di carburante: cosa succede a Brindisi, Reggio Calabria e Pescara
L’aeroporto di Brindisi si è ritrovato senza carburante sufficiente per un giorno e ha invitato le compagnie aerei a rifornirsi altrove. Il Notam – notifica distribuita tramite mezzi di telecomunicazione, contenente informazioni relative all’istituzione, alla condizione o alla modifica di strutture, servizi, procedure o pericoli aeronautici, la cui conoscenza tempestiva è essenziale per il personale coinvolto nelle operazioni di volo – ha avvisato che lo scalo pugliese sarebbe stato senza carburante per aerei almeno fino alle ore 12.00 di martedì 7 aprile 2026.
Nei bollettini è stato spiegato che il carburante non è disponibile nell’aeroporto di Brindisi, invitando le compagnie a calcolare la quantità di carburante sufficiente dall’aeroporto precedente per le tratte di volo successive; allo stesso tempo è stato annunciata la disponibilità di quantità limitate concesse solo per voli statali, Sar e ospedalieri. Come riportato dal ‘Corriere della Sera’, la limitazione potrebbe essere stata la conseguenza di quantitativi anomali extra richiesti dai vettori, mentre fonti a conoscenza dei numeri hanno spiegato che ci sarebbero scorte per altri 150.000 litri.
Antonio Maria Vasile, il Presidente di Aeroporti di Puglia, ha rassicurato circa i dubbi legati a una possibile emergenza: “Al momento non c’è alcuna emergenza per quanto riguarda la disponibilità di carburante negli scali pugliesi – le parole di Vasile riportate dal ‘CorSera’ – la situazione è sotto controllo, anche e soprattutto a Brindisi e non c’è alcun motivo per creare preoccupazioni o allarmismi. Le forniture di carburante continuano regolarmente e non c’è alcun rischio di carenza imminente”.
Alcune limitazioni riguardano anche altri aeroporti italiani: a Reggio Calabria, per esempio, sono state introdotte fino alle 13.00 del 7 aprile per via della “ridotta disponibilità” di jet fuel. In virtù di quanto disposto, ogni aereo potrà avere a disposizione un massimo di 3.000 litri, quantità sufficiente a coprire circa un’ora e mezza di volo. In base a quanto fatto sapere da fonti locali, la decisione presa da parte dello scalo calabrese sarebbe una misura “a scopo precauzionale” su richiesta del gestore del deposito in attesa del rifornimento.
Secondo il Notam locale, invece, all’aeroporto di Pescara, fino alle ore 12.00 di mercoledì 8 aprile 2026 è “disponibile una sola autocisterna con 20.000 litri”. La seconda autocisterna sarebbe fuori uso dallo scorso 3 aprile, mentre un rapido controllo su altri scali italiani non ha evidenziato criticità simili, almeno per il momento.
Allarme carburante negli aeroporti: le conseguenze
Altre restrizioni hanno riguardato anche gli scali di Venezia, Treviso, Bologna e Milano Linate, quest’ultimo indicato come uno dei migliori aeroporti secondo i viaggiatori. Le società di gestione aeroportuale e i vettori, allo stato attuale delle cose, ancora non conoscono con esattezza il quantitativo di jet fuel che viene prodotto in Europa, tanto meno i piani dei produttori per le prossime settimane.
Difficile sapere quale sia l’attuale capacità produttiva delle raffinerie europee e anche conoscere con esattezza i motivi che possono limitare l’utilizzo al massimo degli impianti: di conseguenza diventa impegnativo immaginarie quali misure la Commissione europea intenda adottare per massimizzare la capacità produttiva.
La situazione appare complicata per le compagnie aeree: in Europa una tonnellata di cherosene ha superato il costo di 1.900 dollari, più del doppio rispetto ai prezzi del mese di febbraio. In generale la bolletta energetica rappresenta solitamente una quota di costi operativi che varia tra il 20 e il 25%, mentre adesso ha raggiunto il 40-50%. Gli esperti hanno fatto sapere che molte compagnie sono protette da strategie di copertura del carburante per brevi periodi, ma è difficile immaginare cosa possa succedere nel lungo termine.
A tal proposito gli analisti di Scope Ratings, in una nota, sostengono “un’escalation del conflitto che interrompa uno qualsiasi di questi anelli crea una crisi operativa che nessun programma di copertura, per quanto disciplinato, può risolvere”. La dipendenza europea dalle forniture del Golfo, infatti, “espone i vettori più di quanto suggeriscano i dati sulle coperture”.
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