Questo sito contribuisce all’audience di

Virgilio InItalia

Al mio paese di Brancale, Levante e Delia: è polemica sul Sud

Il brano 'Al mio paese' di Brancale, Levante e Delia uscito il 3 aprile ha acceso un dibattito sul Sud tra stereotipo e realtà nel racconto del territorio

Pubblicato:

Valentina Alfarano

Valentina Alfarano

Editor & Coach Letterario

Lavorare con le storie è la mia missione! Specializzata in storytelling di viaggi, lavoro come editor di narrativa e coach di scrittura creativa.

al mio paese brancale levante delia

Il brano è tra i più ascoltati del momento e potrebbe diventare uno dei tormentoni dell’estate, anche se il successo di ‘Al mio paese’ di Brancale, Levante e Delia si è accompagnato a un acceso dibattito sul modo in cui viene raccontato il Sud Italia.

Di cosa parla la canzone ‘Al mio paese’ di Brancale, Levante e Delia

La canzone delle tre artiste, uscita il 3 aprile 2026, ha rapidamente guadagnato spazio sulle piattaforme digitali e unisce sonorità contemporanee a richiami della tradizione meridionale, con ritmi che richiamerebbero generi popolari come la pizzica e la tammurriata, rielaborati in chiave pop.

Il racconto si sviluppa attorno all’esperienza di fuori sede, famiglie, ragazzi e ragazze che vivono lontano dal Sud e vi ritornano durante le vacanze. Il ritornello insiste su questo momento, indicando come l’inizio delle ferie coincida con il rientro nel luogo d’origine, prospettiva che richiamerebbe una condizione diffusa tra chi si è trasferito altrove per lavoro o studio.

Nel testo compaiono immagini legate alla quotidianità e alla memoria: anziani seduti fuori casa, piazze animate, bambini che giocano per strada, feste e riferimenti religiosi; si tratta di elementi riconoscibili, spesso associati all’immaginario collettivo del Mezzogiorno.

Proprio questa rappresentazione, però, avrebbe raccolto non solo consensi ma anche osservazioni critiche da parte di commentatori secondo cui il Sud evocato nella canzone apparirebbe come uno spazio cristallizzato, costruito attraverso immagini familiari semplificate, in un racconto che privilegerebbe elementi folkloristici trasformandoli in una narrazione facilmente riconoscibile e fruibile.

Quali sono le polemiche sul Sud legate alla canzone ‘Al mio paese’

Dalla pubblicazione del brano, il dibattito si è sviluppato rapidamente, soprattutto online, dove si sono alternate posizioni diverse: da una parte c’è chi ha criticato la rappresentazione del Sud proposta nella canzone, dall’altra chi ha difeso il lavoro delle tre artiste, ricordando come provengano dal Mezzogiorno e abbiano più volte sottolineato il loro legame con le proprie radici.

Sulla scia di questo confronto, ‘Famiglia Cristiana’ ha dedicato un approfondimento al brano, esprimendo una posizione critica. Nell’articolo si legge che la canzone porterebbe a “la riduzione del Sud Italia a immagine, a cliché, a prodotto da vendere, a ‘presepe di bugie’ come ha scritto, giustamente, qualcuno” e che si tratterebbe di “un brano che, sotto la veste dell’omaggio, consegna il Mezzogiorno e le isole a una narrazione turistica, immobile e, diciamolo, profondamente alienante per chi in questi luoghi ha deciso di restare”.

Nello stesso articolo si legge anche che “Il Sud raccontato in ‘Al mio paese’ non è un luogo vivo, attraversato da contraddizioni e trasformazioni, da gente che innova, investe, lavora, ma uno spazio sospeso, immobile, quasi fuori dal tempo. Un ‘paese’, appunto, termine che appiattisce città, differenze, identità, buono solo per essere visitato, consumato e poi lasciato alle spalle come un qualsiasi ‘paradiso turistico’”.

Infine, viene evidenziato un ulteriore aspetto legato alla rappresentazione proposta, con le parole: “C’è poi un elemento ancora più sottile, e forse più inquietante. Questa estetizzazione del Sud risponde perfettamente alle logiche del mercato contemporaneo, che ha bisogno di luoghi riconoscibili, narrativamente semplici, facilmente esportabili. Il Mezzogiorno diventa così un brand: luce, ritmo, nostalgia, sole, mare, vento. Un prodotto da consumare, più che una realtà da comprendere”.