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Farmaci a rischio stop in Italia, l'allarme: quali sono

Scatta l'allarme farmaci in Italia: quali sono i medicinali a rischio per via della crisi in Medio Oriente e della chiusura dello Stretto di Hormuz

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Silvio Frantellizzi

Silvio Frantellizzi

Giornalista

Giornalista pubblicista. Da oltre dieci anni si occupa di informazione sul web, scrivendo di sport, attualità, cronaca, motori, spettacolo e videogame.

La crisi in Medio Oriente, con l’ipotesi che venga prolungata la chiusura dello Stretto di Hormuz, potrebbe mettere a rischio la disponibilità di alcuni farmaci in Italia, in particolare di medicinali la cui produzione dipende dai precursori petrolchimici che arrivano dal Golfo e transitano proprio per lo stretto.

Quali sono i farmaci a rischio in Italia

A lanciare l’allarme sul possibile stop di farmaci in Italia è stato Marcello Cattani, il presidente di Farmindustria, l’Associazione delle Imprese Farmaceutiche: “La guerra in Iran sta determinando il terzo shock in quattro anni – le parole di Cattani riportate dal ‘Corriere della Sera’ – dopo Ucraina e crisi del Mar Rosso, che colpisce simultaneamente logistica, energia e i costi di tutti i fattori di produzione.

Stiamo già osservando un aumento dei costi legati agli ingredienti attivi. Il range è stimato tra il 20 e il 60 per cento nei casi peggiori. A cui si aggiungono i rincari su alluminio, sulle plastiche e il pvc. In un sistema di prezzi amministrati, questi costi ricadono interamente sulle aziende e mettono a rischio la sostenibilità della produzione farmaceutica”.

I farmaci più a rischio sono paracetamolo, antibiotici, antidiabetici e i farmaci oncologici prodotti con precursori petrolchimici che transitano per lo Stretto di Hormuz. A tal proposito, oltre alla guerra in Iran, un altro problema è quello legato alla dipendenza dalla Cina e dall’India per i principi attivi più comuni e anche per altre materie prime, per il packaging e per gli imballaggi. E il grande balzo in avanti della Cina nell’innovazione farmaceutica

“Ormai molti dei nuovi farmaci oncologici hanno origine in Cina – ha fatto notare Cattani come riportato da ‘Ansa’ – e il 30% degli studi clinici globali viene avviato proprio in Cina”. Come risolvere la situazione? Per Cattani serve urgentemente “una strategia per definire gli ambiti che condizionano non solo l’accessibilità ai farmaci da parte dei cittadini ma anche la capacità dell’industria farmaceutica italiana di essere attrattiva, nonostante le crisi, come ha fatto finora”.

Perché si rischia la carenza di farmaci

Il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, ha spiegato i motivi della possibile carenza di farmaci in Italia: “Le carenze sono legate due temi, l’insostenibilità industriale dei costi e l’indisponibilità di talune materie prime, a partire dagli ingredienti attivi. Il rischio è reale”.

Cattani ha poi osservato come il quadro sia ancora più complesso per via della politica statunitense che ha adottato il principio della Most Favored Nation (MFN) in base al quale “il prezzo più basso di un farmaco in un panel di Nazioni avanzate diventa riferimento per il costo di quel medicinale negli USA”.

Il principio MFN rientra all’interno di una strategia di attrazione di investimenti che ha già portato alla firma di accordi con alcune delle più importanti aziende farmaceutiche e all’annuncio di investimenti per 400 miliardi di dollari negli USA entro cinque anni:

“Questa evoluzione mette a rischio la base industriale in Europa, con una stima di 100 miliardi persi nello stesso periodo – ha avvertito Cattani – in questo sandwich perfetto in cui l’Europa si trova, schiacciata tra Usa, Cina e crisi in Medio Oriente, diventa necessario agire per migliorare le condizioni italiane, ad esempio dotando l’Italia di un meccanismo di accesso accelerato ai nuovi farmaci e nuovi vaccini dall’approvazione Ema perché abbiamo un ritardo di 14 mesi”.