Allarme pasta in Italia, produzione bloccata: cosa succede
In Italia è scattato l'allarme pasta: produzione bloccata in alcuni pastifici del Centro e del Sud a causa dello stop degli autotrasportatori

Scatta l’allarme pasta in Italia a causa di fattori di natura logistica e sindacale: le proteste degli autotrasportatori si ripercuotono su tutta la filiera, creando non pochi problemi al settore.
Perché Rummo ha bloccato la produzione di pasta
La causa scatenante dell’allarme relativo alla produzione e alla distribuzione di pasta è la protesta degli autotrasportatori che stanno manifestando contro il caro carburante: il blocco di camion e tir impedisce il regolare trasporto e la consegna di materie prime essenziali come la semola di grano duro verso i pastifici.
A Benevento il pastificio Rummo ha dovuto sospendere la produzione a partire dalla giornata di lunedì 19 ottobre 2026 dopo le difficoltà riscontrate nei rifornimenti nei sette giorni precedenti. I blocchi degli autotrasportatori hanno impedito l’arrivo di materie prime e una volta esaurite le scorte, gli impianti si sono fermati.
Il presidente e amministratore delegato del pastificio, Cosimo Rummo, ha fatto il punto della situazione a ‘Repubblica’, spiegando i motivi dello stop: “Siamo perché non arrivano camion né cisterne e abbiamo terminato anche le scorte, è ormai da una settimana che questa situazione va avanti. Mi risulta che quasi tutti i principali pastifici che si trovano in Puglia stiano incontrando difficoltà analoghe alle nostre. Questo significa che la maggior parte della produzione italiana di pasta è ferma o quasi”.
Alla domanda su cosa succederà se la protesta dovesse proseguire, Cosimo Rummo ha risposto: “Non è che possiamo fare molto. Ci siamo già mossi rivolgendoci a rappresentanti del governo per chiedere aiuto. Auspichiamo che al più presto la situazione possa ritornare alla normalità. Se lo stop durerà qualche giorno, credo che la produzione potrà essere recuperata. Diverso sarebbe il discorso, se la protesta dovesse protrarsi a lungo. In quel caso si lascerà praticamente il Sud senza cibo né medicine”.
Anche in Molise un altro noto pastificio si è visto costretto a ridurre drasticamente la produzione, problema analogo per tante altre aziende delle regioni del Sud Italia: d’altronde i pastifici che non possiedono impianti di macinazione (interni oppure autonomi) dipendono quasi interamente dai trasporti su gomma per ricevere la semola dai mulini e le scorte in magazzino non sono illimitate.
Supermercati vuoti anche al Nord
Se le proteste degli autotrasportatori, in un primo momento, avevano avuto effetti sui supermercati delle regioni del Sud Italia, facendo ‘svuotare’ gli scaffali di diversi punti vendita, adesso il problema riguarda anche il Nord del nostro Paese.
In provincia di Treviso ci sono supermercati con grandi ‘buchi’ nei reparti dedicati a frutta e verdura, ma i disagi sono destinati a riguardare non solo il settore alimentare. Della questione ha parlato Patrizio Bertin, presidente di Confcommercio:
“Il problema c’è ed è serio – le parole di Bertin riportate dal ‘Corriere della Sera’ – i prodotti dal Sud non arrivano, in qualche caso l’esercente ne ha ricevuta una parte, il resto non si sa dove sia. Parliamo soprattutto di agroalimentari, ma anche di altre merci destinate ai negozi. Così è difficile lavorare, non si riesce a programmare niente e tutto ciò accade nel periodo pre-natalizio, il più importante dell’anno per il commercio”.
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