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Supermercati bloccati in Italia? Cosa sta succedendo

Autotrasportatori in protesta contro il caro carburante: con i mezzi di trasporto merci fermi, si rischia la carenza di prodotti nei supermercati

3 min di lettura

Silvio Frantellizzi

Silvio Frantellizzi

Giornalista

Giornalista pubblicista. Da oltre dieci anni si occupa di informazione sul web, scrivendo di sport, attualità, cronaca, motori, spettacolo e videogame.

Scaffale supermercato

I continui rincari dei carburanti e le proteste degli autotrasportatori potrebbero dare vita a un effetto domino con ripercussioni sulle disponibilità dei prodotti all’interno dei supermercati italiani.

Rischio blocco dei supermercati in Italia: le date

All’orizzonte stanno per arrivare due fermi di 120 ore: uno è stato proclamato in Sicilia dal Comitato Trasporto Sicilia, l’altro in Calabria dalle imprese aderenti a Fedralog. Per quanto riguarda l’isola, gli autotrasportatori hanno già annunciato la volontà di lasciare i mezzi fermi nei piazzali e l’intenzione di non ritirare i semirimorchi nei porti: senza camion disponibili per il trasporto delle merci, rischiano di rallentare anche le consegne per i supermercati.

Della protesta ha parlato Salvatore Bella, rappresentante del Comitato Trasportatori Sicilia, annunciando che andrà avanti fino a quando non ci sarà una risposta da parte del Governo: “Dobbiamo fermare l’effetto domino che si va a innescare – le parole di Bella riportate da ‘Agi’ – l’impennata del carrello della spesa e il rincaro di tutte le materie prime che trasportiamo finiscono per abbattersi direttamente sull’utente finale, ovvero il cittadino”.

Parte dell’autotrasporto di Sicilia e Calabria si ferma per cinque giorni: da venerdì 16 a martedì 20 ottobre 2026, con il rischio che frutta, verdura e tanti altri prodotti alimentari rimangano bloccati nei porti e nei magazzini, senza raggiungere gli scaffali dei supermercati.

La protesta è una conseguenza diretta del continuo aumento del prezzo del carburante: alla giornata del 15 ottobre, quello per autotrazione è arrivato a quota 2,254 euro al litro secondo i dati riportati dall’Osservatorio del Ministero delle Imprese. In una situazione del genere, gli autotrasportatori siciliani hanno stimato perdite tra i 700 e i 900 euro al giorno per ogni mezzo.

Alle istituzioni si chiedono interventi sui prezzi dei carburanti e anche il pagamento degli incentivi Sea Modal Shift, destinati alle imprese che trasportano le merci via mare per ridurre i tragitti stradali. A rendere tutto ancora più complicato è la protesta dei lavoratori dell’ex Ilva di Taranto: hanno bloccato gli accessi alla raffineria da cui dipende una buona parte della distribuzione di carburante in Puglia, Basilicata e Calabria.

Stando a quanto riferito da ‘Rai News’, il 15 ottobre circa il 70% dei distributori pugliesi risultava senza carburante e molti impianti hanno esaurito le scorte anche a Cosenza. Il rischio più grande per i supermercati italiani riguarda i prodotti freschi, quelli che richiedono trasporti frequenti: ancora non è possibile prevedere scaffali vuoti su larga scala e molto dipenderà dall’adesione ai fermi e dalla durata delle proteste.

Rincari carburanti, protestano anche gli agricoltori

Le manifestazioni di protesta non coinvolgono solo gli autotrasportatori: in Puglia stanno facendo i conti con la crisi dell’olivicoltura e dal Gargano sono partite decine di trattori arrivati fino al casello autostradale di Poggio Imperiale, mentre altri presidi sono stati organizzati a Vieste e Bari.

Alle proteste dei produttori di olio extravergine di oliva potrebbero aggiungersi presto anche quelle dei pescherecci, colpiti dal caro carburante al pari degli autotrasportatori: il gasolio per la pesca sarebbe passato da 65 centesimi al litro a punte di 1,45-1,50 euro al litro, con molte imbarcazioni che hanno ridotto le uscite in mare.