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Perché nei supermercati italiani mancano insalata e pomodori

Da qualche settimana sugli scaffali dei supermercati italiani mancano insalata e pomodori: ecco le cause che che stanno influendo sulle disponibilità

4 min di lettura

Silvio Frantellizzi

Silvio Frantellizzi

Giornalista

Giornalista pubblicista. Da oltre dieci anni si occupa di informazione sul web, scrivendo di sport, attualità, cronaca, motori, spettacolo e videogame.

Reparto ortofrutticolo supermercato

Nelle ultime settimane si segnala una carenza di insalata e pomodori sugli scaffali dei supermercati italiani: scopriamo perché è diminuita la disponibilità.

Nei supermercati italiani mancano insalata e pomodori: i motivi

Sono diversi i motivi che hanno portato a una carenza temporanea di insalata e pomodori (ma anche altri ortaggi) nei supermercati italiani: una combinazione di fattori climatici e stagionali uniti a fenomeni di tipo strutturale nel settore agricolo del nostro Paese.

Uno dei fattori più incisivi riguarda le condizioni climatiche estreme: le regioni italiane hanno dovuto fare i conti con ondate di caldo prolungato nei mesi estivi, con periodi di grande siccità intervallati da sporadici eventi meteo estremi come grandinate e temporali improvvisi che hanno danneggiato gravemente i raccolti nei campi, provocando effetti negativi sulle produzioni.

I fattori meteo hanno ridotto sensibilmente le quantità di frutta e verdura disponibili e allo stesso tempo hanno compromesso la qualità dei prodotti e la continuità delle forniture. Il mese di settembre, inoltre, rappresenta un periodo cruciale nel passaggio dei vari cicli produttivi: le colture tipicamente estive come pomodori, melanzane e peperoni sono arrivate a fino ciclo in anticipo rispetto al solito, a causa del caldo, mentre le nuove semine di prodotti autunnali, come le prime lattughe e gli spinaci, hanno subito ritardi o danni nella fase iniziale della crescita.

Entrando più nello specifico, l’insalata pronta in busta fa parte di quella che viene considerata la quarta gamma (frutta e verdura fresca con lavorazioni minime dopo la raccolta e pronta per essere consumata o cotta subito dopo il confezionamento), comparto molto vulnerabile: per garantire la busta confezionata servono rigidi standard qualitative e una elevata continuità di approvvigionamento, quindi se la materia prima inizia a scarseggiare o presenta dei difetti causati dal clima, ne risente tutta la produzione industriale.

Bisogna tenere presente, inoltre, che il settore ortofrutticolo italiano, a differenze di altri Paesi dell’Unione Europea, è caratterizzato da una minore industrializzazione: se a ciò si aggiunge la presenza inferiore di strutture protette di ultima generazione e tecnologie in grado di contrastare il cambiamento climatico, ne consegue un rallentamento dei raccolti di fronte a eventi meteo sfavorevoli.

I rincari di frutta e verdura in Italia

A settembre del 2026 si segnalano forti rincari per il settore ortofrutticolo in Italia: secondo un grafico realizzato da ‘Il Post’ prendendo in esame l’elaborazione BMTI sui dati dei mercati all’ingrosso, in cima alla classifica dei prodotti che hanno visto salire maggiormente i prezzi troviamo il radicchio rosso tondo di provenienza italiana: in un anno costa il 175,8% in più.

Seconda posizione per i pomodori cuore di bue italiani che hanno visto raddoppiare il proprio prezzo all‘ingrosso; al terzo posto troviamo i finocchi di provenienza italiana, cresciuti del 91,7%, davanti ai pomodori tondi lisci rossi a grappolo dei Paesi Bassi, +80,9% su base annuale.

La classifica segue con tutti prodotti di provenienza nazionale: lattuga cappuccio (+78,8%), pomodori ciliegini (+64,6%), cetrioli (+53,3%), bietole da costa (+41,8%), peperoni lunghi (+41,8%), melanzane (+31,6%). Conoscere i prezzi all’ingrosso è un modo per anticipare come cambieranno i prezzi al dettaglio e i ricercatori della BMTI si aspettano che una buona parte di questi rincari si trasferisca in breve tempo anche nei prezzi pagati all’interno dei supermercati italiani dai consumatori finali.