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Quanto costa un kg di pasta in Italia, i prezzi città per città

Quanto costa un chilo di paste nelle varie città d'Italia: come cambiano i prezzi a seconda del territorio e cosa fare per risparmiare sulla spesa

4 min di lettura

Silvio Frantellizzi

Silvio Frantellizzi

Giornalista

Giornalista pubblicista. Da oltre dieci anni si occupa di informazione sul web, scrivendo di sport, attualità, cronaca, motori, spettacolo e videogame.

Tipi di pasta

Torna a crescere l’inflazione in Italia, con l’indice dei prezzi al consumo in salita al +3,3% ad agosto 2026, contro il +2,9% del mese precedente. I rincari risultano più moderati per il comparto alimentare, dove comunque l’aumento è dell’1,1%: di seguito scopriamo quanto è arrivato a costare un chilo di pasta, prodotto immancabile nei carrelli della spesa degli italiani.

Quanto costa un chilo di pasta nelle città italiane

Stabilire con esattezza quanto costa un chilo di pasta in Italia non è un’operazione semplicissima: sui prezzi incidono diversi fattori e le rilevazioni disponibili, come riportato dal ‘Corriere della Sera’, partono da panieri diversi e restituiscono cifre in alcuni casi anche diverse tra di loro.

A livello territoriale, secondo una rilevazione del mese di ottobre del 2025, in cima alla classifica delle città italiane con i prezzi più alti per un chilo di pasta c’era Pescara, con 2,15 euro al chilo. In diverse città i listini hanno superato i due euro al chilo: su tutte Ancona (2,08 euro), Cagliari (2,05 euro) e Firenze (2,03 euro).

In fondo alla classifica c’era Palermo con un prezzo medio di 1,33 euro al chilo: ciò significa che tra la città più cara e quella più economica, la differenza è di oltre 80 centesimi al chilo, circa il 60%. I prezzi che oscillano a seconda delle zone non rappresentano una novità: già nella primavera del 2023, la forbice andava dai 2,44 euro al chilo di Ancona agli 1,48 euro al chilo di Cosenza, per un divario del 64,8%.

Dal 2023 la situazione riguardo i prezzi della pasta sta facendo i conti con una sorta di paradosso: nell’area del Tavoliere e nelle altre zone cerealicole del Centro-Sud, il grano duro viene pagato agli agricoltori meno di quanto costi produrlo. Secondo i dati raccolti da Ismea, il costo di produzione è di circa 300 euro a tonnellata, con punte di 300/320 euro nel Centro-Sud, mentre le quotazioni dell’ultima campagna sono rimaste sotto quella soglia per tutta la durata dell’estate.

Il grano duro italiano di qualità media, dai primi giorni di luglio, è salito da 265 a 284,50 euro a tonnellate. In parole povere il grano incide pochissimo sul prezzo di un pacco di pasta, influenzato di più dai costi che servono a sostenere le spese dedicate all’energia per l’essiccazione, agli imballaggi, al trasporto e al personale, oltre ai margini della distribuzione.

I consigli per risparmiare sulla pasta

Il monitoraggio di Altroconsumo quantifica tre strategie diverse per risparmiare sull’acquisto della pasta nei supermercati italiani, a cominciare dalla scelta di prodotti in offerta nella grande distribuzione, disponibili solitamente a un prezzo inferiore del 20% rispetto alla media.

Altro metodo per spendere di meno è quello di optare per la pasta a marchio del supermercato, sugli scaffali a prezzi inferiori del 34% in meno rispetto alla pasta di marca; i prodotti del discount, infine, possono consentire di risparmiare anche fino al 34% sul prezzo finale.

E risparmiare non significa necessariamente rinunciare alla qualità: l’ultimo test comparativo sui migliori spaghetti dei supermercati, pubblicato nel mese di gennaio del 2026, sono state analizzate 20 diversi marche vendute in supermercati, ipermercati e discount, con un quadro complessivamente rassicurante dal punto di vista qualitativo.

Una ulteriore soluzione per risparmiare, scelta da molti italiani, è quella di comprare online, dove si possono trovare in alcune occasione delle offerte anche più vantaggiose rispetto ai supermercati e soprattutto la geografia del prezzo scompare e non ci sono le differenze territoriali citate in precedenza.