Questo sito contribuisce all’audience di

Virgilio InItalia

Il tramezzino compie 100 anni: dove è nato in Italia (e come)

Il tramezzino nel 2026 compie cent'anni dalla sua invenzione: ecco dov'è nato, la sua storia e quale il suo legame con il poeta Gabriele D'Annunzio

Pubblicato:

Martina Bressan

Martina Bressan

SEO copywriter e Web Content Editor

Appassionata di viaggi, di trail running e di yoga, ama scoprire nuovi posti e nuove culture. Curiosa, determinata e intraprendente adora leggere ma soprattutto scrivere.

Tramezzino

Amato da grandi e bambini, il tramezzino è per molti uno sfizio o uno di quei piaceri quotidiani da concedersi. Nonostante sia universalmente apprezzato, però, pochi conoscono la sua storia. Il tramezzino, infatti, ha una data di nascita precisa e una storia tutta italiana, e nel 2026 si presta a compiere cent’anni.

La nascita e la storia del tramezzino: un’invenzione torinese

La culla del tramezzino è il Caffè Mulassano, storico locale di Piazza Castello, nel centro di Torino, città che è stata protagonista di una puntata speciale di Alberto Angela. Il Caffè Mulassano è un luogo di piccole dimensioni ma ricco di storia ed eleganza. All’interno, una piccola targa ricorda la nascita del tramezzino: “In questo locale nel 1926 la signora Angela Demichelis Nebiolo inventò il tramezzino”. È proprio qui, infatti, che il tramezzino nasce grazie all’intraprendenza di Angela Demichelis. A soli quindici anni Angela parte per l’America, in particolare arriva a Detroit dove incontra Onorino Nebiolo, piemontese anche lui.

I due si sposano e lavorano nel mondo della ristorazione, dove Onorino era già avviato. Nel 1925, con due figli e dei risparmi, la coppia decide di rientrare in Italia. Una volta tornati a Torino, si presenta loro una buona occasione: acquistare il caffè di Amilcare Mulassano. Acquistata la licenza, comincia la loro attività in Italia e dall’America portano una novità assoluta per Torino: la macchina per tostare il pane. I toast, però, richiedono tempo e non piacciono molto a tutti i torinesi.

Così Angela ha un’intuizione: usare lo stesso pane molto morbido senza tostarlo, ritagliando i bordi e usando una farcitura di ingredienti locali, ma saporiti, come burro e acciughe. Nel 1926 prendono piede così i primi “paninetti” di Angela. Questi venivano serviti con il famoso vermouth Mulassano durante la marenda sinòira che era una pratica tipica piemontese, un pasto freddo consumato intorno alle 17. Grazie a questo il tramezzino si diffonde velocemente anche fuori i confini della regione fino a diventare un’icona e compiere quest’anno il suo centenario.

Gabriele D’Annunzio e l’invenzione del nome “tramezzino”

Qualche tempo dopo la sua invenzione, il destino del tramezzino incrocia quello di Gabriele D’Annunzio che durante un soggiorno a Torino si ferma al famoso Caffè Mulassano. Qui assaggia il celebre “paninetto ripieno” di Angela. Bisogna ricordare che all’epoca la parola “sandwich” era malvista dal fascismo, così per D’Annunzio è venuto quasi naturale dare un nuovo nome a questo preparato.

Dopo aver assaggiato alcuni di quei piccoli panini morbidi, il Vate avrebbe ideato il nome “tramezzino”. C’è chi dice che gli venne in mente pensando alle tramezze della sua casa di campagna, chi perché era perfetto da gustare “in mezzo”, tra un pasto e l’altro. Secondo altri il nome deriva, invece, dal ripieno nel mezzo del pane. Questo non è l’unico neologismo ideato dal famoso poeta. Gabriele D’Annunzio ha, infatti, coniato anche altri nomi di prodotti italiani come l’Amaro Montenegro, l’Amaretto di Saronno, Saiwa ma anche La Rinascente.

Negli anni successivi, il tramezzino esce da Torino e conquista il resto d’Italia. A Venezia, nel frattempo, si diffonde “el tramesin” tanto che il Veneto rivendica la paternità del tramezzino. Qui, infatti, Giuseppe Cipriani all’Harry’s Bar propone piccoli panini ripieni di gamberetti, uovo e acciughe che erano perfetti come spuntini.