Raro pesce liocorno spiaggiato a Milazzo: sarà esposto in museo
Il rarissimo pesce liocorno spiaggiato a Milazzo sarà esposto al MuMa Museo del Mare dopo gli studi scientifici condotti sull’esemplare abissale

Sulla costa tirrenica siciliana di Milazzo il mare ha restituito un rarissimo pesce liocorno, identificato come Lophotus lacepede, specie che compare di rado nelle cronache naturalistiche del Mediterraneo.
Come è stato trovato il rarissimo pesce liocorno a Milazzo
Il ritrovamento è avvenuto lungo il tratto di litorale del Circolo del Tennis e della Vela di Milazzo, proprio davanti al centro immersioni collegato alle attività di ricerca e divulgazione marina, dove l’esemplare è stato individuato dopo lo spiaggiamento.
A documentare e raccontare per primo l’episodio è stato Carmelo Isgrò, biologo marino e direttore del MuMa – Museo del Mare di Milazzo, che ha condiviso sui social le immagini e le informazioni relative alla scoperta, sottolineando la rarità dell’incontro.
La presenza del pesce è stata segnalata da due giovani, Alessandro Magistri e Gianni D’Angelo, che hanno avvistato l’animale sulla battigia e avvisato immediatamente il biologo, permettendo un rapido intervento sul posto. Quando Isgrò ha raggiunto la spiaggia, il pesce risultava ancora vivo, circostanza che ha reso possibili alcuni tentativi di salvataggio attraverso il delicato riposizionamento in acqua.
Durante le operazioni successive allo spiaggiamento, il pesce ha manifestato un comportamento difensivo già documentato per la specie, rilasciando un copioso getto di fluido scuro proveniente da una sacca situata in prossimità della cloaca, un meccanismo di protezione che in natura contribuisce a disorientare eventuali predatori.
La reazione dell’animale, osservata in condizioni così ravvicinate, ha rappresentato un elemento di particolare interesse scientifico, poiché raramente questo tipo di risposta fisiologica viene registrata con tale chiarezza.
Nonostante i tentativi di riportarlo in acqua, l’esemplare non è sopravvissuto e il decesso ha reso necessario il trasferimento della carcassa presso strutture scientifiche idonee alle analisi.
Il pesce liocorno appartiene all’ordine dei Lampridiformes e alla famiglia Lophotidae e vive in ambiente mesopelagico, una fascia marina compresa tra i 200 e i 1.000 metri di profondità caratterizzata da luce attenuata e condizioni ambientali particolari.
Gli esemplari osservati presentano un corpo allungato e compresso lateralmente, accompagnato da una colorazione blu-argentea che richiama quella di molte specie adattate alle acque profonde.
Secondo quanto riportato dagli studiosi e dalle principali fonti dedicate alla biodiversità marina, la specie risulta estremamente rara nelle segnalazioni italiane, tanto che l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) la classifica come “Carente di Dati” (DD), una categoria che indica l’assenza di informazioni sufficienti sulla consistenza e sull’andamento delle popolazioni nelle acque nazionali.
Tra i tratti morfologici più riconoscibili emerge la protuberanza cefalica che ha ispirato il nome comune dell’animale. Come riportato sul ‘Corriere della Sera’, Carmelo Isgrò ha spiegato: “Il nome “liocorno” richiama l’idea di un unicorno marino per via della protuberanza presente sulla testa dell’animale che sembra un corno, come appunto il mitico cavallo alato, detto liocorno o unicorno“.
La struttura anatomica comprende inoltre una pinna dorsale estesa di colore rosso o rosato che percorre gran parte del dorso, mentre le pinne anale e caudale risultano molto piccole; gli occhi, di dimensioni notevoli, rappresentano un adattamento funzionale all’oscurità delle profondità e contribuiscono alla capacità dell’animale di orientarsi in ambienti scarsamente illuminati; la dentatura, composta da denti conici e irregolari disposti su più file, consente la cattura di piccoli pesci e cefalopodi.
Dove verrà conservato ed esposto l’esemplare
La carcassa è stata trasferita presso la Stazione Zoologica “Anton Dohrn” di Messina, dove Carmelo Isgrò ha collaborato con il ricercatore Pietro Battaglia per avviare le prime analisi scientifiche e biometriche volte a documentare le caratteristiche morfologiche dell’esemplare e a raccogliere dati utili allo studio della specie.
Sui social Isgrò ha descritto l’esemplare con parole che hanno restituito il senso di stupore suscitato dal ritrovamento: “Sembra uscito da un racconto mitologico. Continuerà a raccontare al pubblico il fascino e i misteri degli abissi del Mediterraneo”.
Le analisi condotte successivamente hanno preso in esame le dimensioni dell’animale, lo stato dei tessuti e i principali parametri anatomici, offrendo elementi utili ad ampliare le conoscenze su una specie che vive in ambienti profondi e che, proprio per questa ragione, risulta difficile da studiare nel contesto naturale.
Al termine delle procedure scientifiche, l’esemplare sarà destinato a un processo di preparazione museale e successivamente musealizzato presso il MuMa – Museo del Mare di Milazzo, istituzione fondata nel 2019 e ospitata all’interno del Castello di Milazzo.
Il museo svolge attività di educazione ambientale e promuove iniziative dedicate alla tutela del mare, consolidando nel tempo il proprio ruolo come spazio di incontro tra ricerca, divulgazione e territorio.
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