Allarme vongole nell'Alto Adriatico: cosa sta succedendo
Allarme vongole nell'Alto Adriatico: l'inquinamento, il cambiamento climatico e le specie invasive stanno mandando in crisi la pesca dei molluschi
Scatta l’allarme vongole nell’Alto Adriatico: il settore della pesca dei molluschi deve fare i conti con un crollo drammatico che si ripercuote in maniera negativa su tutto il settore. Tra le tante cause ci sono l’inquinamento e la diffusione di specie invasive.
Cosa sta succedendo alle vongole del Mar Adriatico
L’Agci, Associazione generale della cooperative italiane del Veneto, ha lanciato l’allarme sulla crisi della pesca nell’Alto Adriatico, dove generalmente i pescatori forniscono oltre il 30% della produzione nazionale di vongole.
Le imprese del settore, ha fatto sapere l’associazione, sono ferme da più di quindici mesi: le ultime semine di vongole non hanno dato i risultati sperati e i campionamenti effettuati non hanno rilevato traccia del prodotto. Per Acgi Veneto uno scenario del genere può indicare la possibile presenza di sostanze inquinanti che non vengono monitorate a dovere dagli enti preposti.
Gianni Stival, responsabile dell’Associazione generale della cooperative italiane del Veneto, ai microfoni de ‘Il Sole 24 Ore’ ha parlato così della situazione complicata del settore: “Siamo fermi ormai dal 2024 – ha dichiarato Stival – in molti danno la colpa al granchio blu, ma il problema ha radici molto più profonde, è legato all’inquinamento e al cambiamento climatico”.
Le cause della crisi per i pescatori
Diverse le cause che hanno portato alla crisi dei pescatori di molluschi, su tutte l’inquinamento e il cambiamento climatico: nell’Alto Adriatico, infatti, sfociano i fiumi più grandi dell’Italia settentrionale, ingrossati dalle alluvioni dei mesi scorsi che hanno portato anche una grande quantità di fango e detriti.
Il ruolo dei fanghi è cruciale e lo stesso Stival, a proposito, ha spiegato: “I fanghi prodotti dalle alluvioni ma anche di quelli che tanti ritengono siano dovuti agli sversamenti industriali hanno ormai ricoperto la sabbia dei fondali. La sabbia è invece l’habitat naturale nel quale i molluschi si riproducono. La nostra cooperativa che in media pescava quattro quintali di vongole l’ora, adesso ha l’attività quasi azzerata. Con l’aggravante che le nostre licenze che sono per le draghe idrauliche non possono essere utilizzate per effettuare altre tipologie di pesca. Non possiamo insomma riconvertirci ma dobbiamo solo fermare le nostre imbarcazioni”.
Insieme ai fanghi, a incidere negativamente sull’attività della pesca è stato anche l’innalzamento della temperatura dell’acqua: basti pensare che nell’estate del 2025 sono stati raggiunti picchi di 30 gradi in superficie e 28 gradi in profondità, dati mai registrati in precedenza.
Quanto incidono le specie invasive
Oltre al cambiamento climatico, la produzione di vongole è messa a repentaglio dalla diffusione di specie aliene in Italia, a cominciare dal famoso granchio blu che è un predatore naturale di molluschi.
Di recente è salito sempre più in alto l’allarme per la noce di mare, una specie marina alloctona che risulta particolarmente dannosa per l’ecosistema: simile a una sorta di medusa di piccole dimensioni e spesso trasparente, non è pericolosa per l’uomo ma si nutre di plancton e larve di pesci e molluschi.
“Le noci di mare creano danni all’ecosistema marino in due modi – ha spiegato a ‘Il Sole 24 Ore’ Michele Doz, responsabile Agci del Friuli Venezia Giulia – nutrendosi di plancton, di larve di pesce azzurro e di molluschi. Sono un competitore aggressivo di queste specie e ne provocano l’azzeramento. E, a catena, danneggiano anche altre specie come sgombri e tonni che si nutrono di pesce azzurro”.
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