Nel quadro di Turner c'è il Ponte del Diavolo di Blera? La teoria
Il capolavoro incompiuto Italian Landscape di William Turner potrebbe ritrarre il Ponte del Diavolo di Blera: ecco la nuova teoria sul quadro

Una nuova analisi condotta su “Italian Landscape”, celebre quadro incompiuto di William Turner, porta alla luce un’affascinante ipotesi sul paesaggio naturale che vi è raffigurato. Secondo gli esperti, infatti, l’ambientazione ad aver ispirato il capolavoro sarebbe quella delle colline rigogliose di Blera, piccolo paesino della Tuscia dove sorge un famoso Ponte del Diavolo. La teoria si basa su alcuni indizi emersi dallo studio approfondito del quadro: scopriamoli insieme.
Il Ponte del Diavolo di Blera nel quadro di Turner
Realizzato nel 1828, il dipinto incompiuto “Italian Landscape, probably Civita di Bagnoregio” è una delle opere più misteriose di William Turner. Il quadro è oggi conservato presso la Tate Britain di Londra, e sono diversi gli studi compiuti su di esso per cercare di individuare il paesaggio che vi è ritratto. Una delle ipotesi più attendibili fino ad oggi, come si evince dal titolo, è che il pittore inglese abbia voluto immortalarvi il magnifico borgo di Civita di Bagnoregio, in provincia di Viterbo. Alcuni esperti ritengono invece che si tratti di un panorama nei dintorni di Pitigliano, che si trova invece in provincia di Grosseto.
Ma né Civita né Pitigliano emergono dall’ultimo studio pubblicato sul Journal of Cultural Heritage, nel quale è stata nuovamente analizzata in maniera accurata la morfologia del paesaggio dipinto. L’indagine condotta da Mauro Bernabei del CNR – Istituto di Bioeconomia e da Stefano Celletti, direttore del Parco Marturanum, ha individuato alcune importanti analogie tra il ritratto di Turner e uno scorcio della valle in cui scorre il torrente Biedano, a poca distanza dal Ponte del Diavolo di Blera, lungo l’antica via Clodia.
Ciò colloca il quadro ancora una volta nella Tuscia, aggiungendo però nuovi dettagli sui luoghi italiani che hanno ispirato il pittore. “Le analogie tra la composizione pittorica e il paesaggio reale sono numerose e dettagliate: dalla conformazione a W delle valli, alla posizione del ponte e del sentiero, fino alla prospettiva adottata da Turner. Grazie a fonti storiche, abbiamo potuto ricostruire l’ambiente così com’era all’inizio dell’Ottocento, confermando la plausibilità della nostra ipotesi” – ha affermato Mauro Bernabei.
Le opere di Turner ispirate dai paesaggi italiani
L’identificazione del paesaggio che compare in “Italian Landscape, probably Civita di Bagnoregio” si compone di un ulteriore tassello: storicamente è risaputo che Blera – e in particolare proprio il suo Ponte del Diavolo – fu una tappa importante del Grand Tour che, attraverso la Tuscia, conduceva a Roma. Moltissimi artisti dell’Ottocento compirono questo lungo viaggio europeo in cerca di ispirazione, spesso trovandola proprio nel nostro Paese. E Turner fu indubbiamente tra loro: l’Italia divenne per lui fonte di suggestioni cromatiche e luministiche riportate mirabilmente in diverse sue opere.
Nel 1828, ovvero l’anno in cui iniziò il suo quadro incompiuto “Italian Landscape”, Turner fece visita alla Tuscia ed ebbe modo di esplorare diversi paesaggi nei dintorni di Viterbo, tra cui Nepi, Ronciglione, Montefiascone e Caprarola. Schizzi di questi panorami vennero realizzati in quel periodo, a testimonianza del fascino che ebbero sull’artista. Non c’è dubbio, quindi, che la Tuscia sia parte fondamentale della pittura di Turner. Ora lo studio di Bernabei e Celletti potrebbe mettere fine alla discussione in merito ad una delle opere più controverse del pittore.
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