Roma invasa dai parrocchetti, è allarme al Colosseo: cosa succede
A Roma cresce l’invasione di parrocchetti fino al Colosseo, con colonie sempre più diffuse e possibili effetti su biodiversità e ambiente urbano

Negli ultimi mesi, la presenza di stormi verdi nei cieli della Capitale è diventata sempre più evidente. Si tratta di una vera e propria invasione di parrocchetti a Roma che ha attirato l’attenzione anche nelle aree più iconiche, fino a coinvolgere il Colosseo, dove la situazione ha iniziato a sollevare interrogativi tra cittadini ed esperti.
Perché i parrocchetti stanno invadendo Roma
Chi frequenta parchi e viali alberati della città ha ormai familiarità con questi piccoli uccelli dal colore acceso. La loro diffusione non è recente, ma negli ultimi anni il fenomeno ha assunto proporzioni più visibili e gli stormi, rumorosi e compatti, si muovono tra pini e giardini urbani con una facilità che racconta un adattamento ormai consolidato.
La presenza dei parrocchetti è legata a una dinamica che ha origine decenni fa. Si tratta infatti di specie introdotte dall’uomo, inizialmente come animali da compagnia; poi, con il tempo, diversi esemplari hanno riconquistato la libertà, riuscendo a stabilirsi stabilmente nell’ambiente urbano, dato che la loro capacità di adattamento ha favorito una crescita costante delle colonie.
Come riportato su ‘Fanpage’, il professor Bruno Cignini ha chiarito un aspetto spesso trascurato: “Non appartengono a una, ma a due specie diverse, anche se spesso le persone non li distinguono”. Da una parte il parrocchetto monaco, originario del Sud America, dall’altra quello dal collare, proveniente da Africa e Asia. Due specie differenti, ma accomunate da un comportamento sociale e da una forte adattabilità.
Nel tempo, questi uccelli hanno trovato nelle aree verdi e nei quartieri cittadini un habitat favorevole. I parrocchetti monaci costruiscono nidi complessi intrecciando rami, mentre quelli dal collare sfruttano cavità già esistenti, un dettaglio che ha avuto un impatto diretto sulla loro espansione, perché ha facilitato l’insediamento anche in contesti urbani densamente costruiti.
Dalla periferia fino al centro storico, la loro presenza si è fatta sempre più capillare, al punto che il fenomeno ha assunto una dimensione tale da essere percepito come parte del paesaggio quotidiano, anche se dietro questa apparente normalità si nasconde un equilibrio fragile.
Quali rischi comporta la presenza dei parrocchetti al Colosseo
L’attenzione si è concentrata soprattutto su alcuni luoghi simbolo, dove la presenza dei parrocchetti ha assunto un valore più evidente. Tra questi, il Colosseo rappresenta il caso più emblematico, dato che le cavità della struttura, infatti, sono diventate spazi ideali per la nidificazione.
Cignini ha spiegato: “Ora si stanno spostando ancora, colonizzando anche le cavità artificiali, degli edifici, come quelle che ospitano le tapparelle alle finestre. Oggi tutte le cavità del Colosseo sono occupate dai parrocchetti”. Un dato che rende evidente il livello raggiunto dalla colonizzazione.
La questione non riguarda solo l’impatto visivo o la curiosità suscitata da questi animali esotici. La loro presenza ha implicazioni soprattutto per l’equilibrio dell’ecosistema urbano, dal momento che i parrocchetti dal collare, in particolare, occupano spazi che prima erano utilizzati da specie autoctone, con conseguenze sulla biodiversità locale.
Accanto a questo, emerge anche una possibile ricaduta sul territorio agricolo. Gli stormi si stanno progressivamente spostando verso le aree periferiche e rurali, dove la disponibilità di cibo è maggiore, di conseguenza la loro alimentazione a base di germogli e frutti potrebbe tradursi in danni alle coltivazioni.
Il tema ha iniziato a generare discussioni anche a livello nazionale, con richieste di intervento e riflessioni sulle strategie da adottare. La gestione del fenomeno appare complessa, perché una volta insediate, queste specie aliene risultano difficili da allontanare in modo efficace.
Lo stesso Cignini ha sottolineato che “Sicuramente, se dovessero continuare ad espandersi diventando un problema, dovranno essere le istituzioni a prendere le redini della situazione”.
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