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A Gaeta un relitto trovato in mare riapre un "giallo" datato 1974

Nel mare di Gaeta è stata ritrovata la porzione d’ala di un aereo militare che potrebbe essere legata a quanto accaduto nella zona nell'ottobre 1974

Pubblicato:

Martina Bressan

Martina Bressan

SEO copywriter e Web Content Editor

Appassionata di viaggi, di trail running e di yoga, ama scoprire nuovi posti e nuove culture. Curiosa, determinata e intraprendente adora leggere ma soprattutto scrivere.

Gaeta, relitto ritrovato in mare

Il mare di Gaeta ha restituito un frammento importante che riguarda una vicenda di oltre cinquant’anni fa. Nei giorni scorsi, infatti, un motopeschereccio ha recuperato una porzione di ala riconducibile a un velivolo militare statunitense che era rimasta impigliata nelle reti di un peschereccio. Il reperto, riportato a terra con l’assistenza della Guardia Costiera, ha subito riacceso l’attenzione su un episodio avvenuto nel 1974. Nell’ottobre di quell’anno, infatti, nelle acque davanti a Punta Stendardo è avvenuta la caduta in mare di un caccia Phantom della U.S. Navy.

Il “giallo” del 1974 e il relitto trovato in mare che riapre il caso

Il frammento recuperato al largo di Gaeta riporta l’attenzione su una vicenda militare rimasta per decenni aperta. Come riporta ‘Il Messaggero’, infatti, la porzione d’ala, finita nelle reti del motopeschereccio “Nonno Raf”, sembra rimandare al mondo dei caccia utilizzati dalla Marina americana negli anni della Guerra fredda. Da qui il collegamento con il 23 ottobre 1974, data in cui due F-4J Phantom della U.S. Navy furono coinvolti in un grave incidente durante una missione nel Mediterraneo.

Quel giorno, secondo le ricostruzioni disponibili, i due aerei non erano in grado di completare il rientro previsto. Le condizioni meteorologiche erano particolarmente ostili e i velivoli vennero indirizzati verso la base di Grazzanise, in provincia di Caserta. La deviazione, però, non bastò a evitare l’emergenza. Il carburante si esaurì prima dell’arrivo e i due equipaggi furono costretti ad abbandonare i mezzi in volo. Uno dei Phantom terminò la sua corsa nel Tirreno, davanti alla costa di Gaeta, mentre l’altro precipitò in Molise. Non ci furono vittime, per fortuna, e i relitti furono recuperati.

A rendere il nuovo ritrovamento di Gaeta particolarmente interessante è proprio questo passaggio della storia. Se il caccia caduto in mare nel 1974 venne recuperato dopo l’incidente, perché oggi riemerge una parte dell’ala rimasta sul fondale per oltre mezzo secolo? Al momento nessuna ipotesi può essere esclusa, perché serviranno verifiche tecniche su materiali, marcature e possibili numeri identificativi.

Il mare di Gaeta, infatti, ha già restituito in passato tracce simili. Nel gennaio del 2000 un peschereccio ha recuperato un altro frammento aeronautico al largo di Punta Stendardo. Anche questo è stato poi ricondotto a un McDonnell Douglas F-4 Phantom II della Marina statunitense e collegato all’incidente del 1974.

Le parole del comandante della Capitaneria e le ipotesi sul futuro del relitto

Dopo il recupero, il reperto è stato messo in sicurezza in attesa delle verifiche. Come ha precisato il comandante della Capitaneria di porto di Gaeta, capitano di Fregata Felice Monetti, nelle parole riportate da ‘Il Messaggero’: “Al momento il relitto è custodito presso la cooperativa dei pescatori, in località Peschiera, in attesa di future destinazioni”. Non ci sono ancora, quindi, conclusioni definitive, ma il relitto è sotto osservazione e il suo destino dipenderà dagli accertamenti in corso.

Le attività successive, infatti, riguarderebbero l’identificazione. La porzione d’ala sarebbe al vaglio di esperti dell’Aeronautica Militare italiana, ma potrebbe essere necessario anche un confronto con le autorità militari statunitensi. Gli Stati Uniti, infatti, potrebbero disporre di informazioni più dettagliate sugli incidenti avvenuti nell’area e sui rottami recuperati all’epoca.

Dopo l’identificazione, tra le ipotesi sul futuro del reperto c’è anche quella di metterlo in un museo. Gaeta conserva già una memoria importante legata al mare e per questo non è escluso che, una volta completati gli accertamenti, il frammento possa trovare spazio in un museo cittadino.