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Dov'è la grotta di Gorropeddu: speleologo estratto vivo dopo ore

Dov'è la grotta di Gorropeddu in Sardegna dove uno speleologo di 31 anni è rimasto intrappolato per 26 ore prima di essere estratto e portato in salvo

3 min di lettura

Silvio Frantellizzi

Silvio Frantellizzi

Giornalista

Giornalista pubblicista. Da oltre dieci anni si occupa di informazione sul web, scrivendo di sport, attualità, cronaca, motori, spettacolo e videogame.

Grotta Sardegna

Uno speleologo di 31 anni è rimasto intrappolato in una gola in Sardegna per 26 ore, quando è stato estratto sano e salvo e trasferito in ospedale.

Dove si trova la grotta di Gorropeddu

La gola dove è stato estratto lo speleologo, chiamata spesso grotta anche se impropriamente, si trova nella parte centrale della Sardegna, in una zona posta al confine tra le regioni storiche della Barbagia e dell’Ogliastra e tra i territori comunali di Urzulei e Orgosolo, nel cuore del massiccio del Supramonte.

Si tratta di un profondo canyon calcareo scavato dal fiume Rio Flumineddu: lo ‘squarcio’ è lungo circa un chilometro e mezzo e presenta pareti a strapiombo che raggiungono i 500 metri di altezza, con la larghezza che si riduce a pochi metri sul fondo.

La gola si può raggiungere tramite alcuni sentieri escursionistici: il più famoso parte dal Passo Genna Silana, lungo la Strada Statale 125 Orientale Sarda o da Ponte S’Abba Arva. Il canyon è conosciuto sin dall’antichità e la presenza sul posto di numerosi nuraghi testimonia come la civiltà nuragica abbia sfruttato questa risorsa naturale fin dall’età del bronzo.

A Gorropeddu speleologo estratto vivo dopo 26 ore

La grotta sarda è balzata agli onori della cronaca per via della vicenda che ha visto protagonista uno speleologo originario di Codrongianos, in provincia di Sassari: l’uomo era rimasto incastrato nella gola ed è stato estratto vivo dopo 26 ore.

A soccorrerlo sono stati i tecnici del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, impegnati insieme ai Vigili del Fuoco: hanno raggiunto lo speleologo rimasto bloccato all’interno della gola, immobilizzato da detriti che lo ricoprivano e gli impedivano di liberarsi.

L’allarme era stato lanciato dalla compagna di spedizione che stava esplorando la grotta della zona di Urzulei, quando all’ingresso era ceduta la volta: il materiale franato aveva chiuso l’unica via d’uscita, lasciando dentro lo speleologo, mentre la donna era riuscita a uscire prima del crollo, avendo così modo di avvertire immediatamente i soccorritori. Le squadre impegnate nelle operazioni hanno scavato per liberare un passaggio sicuro e sono riuscite a parlare direttamente con lo speleologo confermando che fosse vivo, cosciente e in grado di comunicare.

Di quanto accaduto in Sardegna ha parlato a ‘Repubblica’ Simone Alessandrini, responsabile comunicazione del Soccorso Alpino e Speleologico: “Si tratta di una grotta di esplorazione. In sostanza la presenza della grotta e l’entrata sono note, ma non sempre lo è l’uscita. Se erano in quelle grotte, erano speleologi con esperienza alle spalle”.

E ancora: “Non è nota la causa del crollo. Prima è stata messa in sicurezza la scena, poi è stato necessario disostruire e liberare per poter recuperare la persona intrappolata. La grotta, mai esplorata, probabilmente voleva essere mappata, o analizzata per motivi scientifici, dagli speleologi. L’ambiente era molto delicato, bisognava evitare complicanze per ulteriori crolli. La zona era difficile da raggiungere: in generale, per salvataggi di questo tipo, possono volerci diverse ore, talvolta come già accaduto anche giorni”.

Alessandrini ha poi spiegato che lo speleologo “è stato cosciente per tutto il tempo, in contatto con i medici, che non potevano fisicamente passare acqua o altro, ma riuscivano a comunicare.