Il Veneto può perdere Bibione: verso il passaggio al Friuli
Bibione potrebbe lasciare il Veneto per passare al Friuli Venezia Giulia: si riapre il dibattito sui confini regionali e sul futuro dei comuni vicini

Il futuro amministrativo di Bibione è in questi giorni al centro del confronto tra Veneto e Friuli Venezia Giulia a seguito di una nuova iniziativa che riapre una questione risalente a oltre vent’anni fa e che potrebbe modificare i confini regionali, con conseguenze per una delle principali destinazioni turistiche dell’Alto Adriatico.
Perché Bibione potrebbe passare dal Veneto al Friuli Venezia Giulia
A riaprire la questione è San Michele al Tagliamento, comune della città metropolitana di Venezia che comprende anche la località balneare di Bibione. Secondo quanto riportato da ‘Tgr Veneto’, la Consulta comunale per la friulanità ha trasmesso una lettera per sollecitare la ripresa del percorso di separazione dalla regione veneta, che potrebbe essere esaminata prossimamente dal Consiglio comunale e portare all’avvio dell’iter per una nuova consultazione popolare.
Il progetto ha già un precedente, poiché già nel 2005 i residenti furono chiamati alle urne per esprimersi sulla stessa proposta, ma la partecipazione si fermò intorno al 44 per cento, una percentuale insufficiente per raggiungere il quorum richiesto. A distanza di ventuno anni, dunque, torna d’attualità un’ipotesi che interessa anche gli operatori del settore turistico, alcuni dei quali sarebbero favorevoli al trasferimento.
Tra le ragioni che alimentano il dibattito figurano soprattutto le opportunità economiche e amministrative offerte dal Friuli Venezia Giulia, una regione a statuto speciale che dispone di maggiori margini di autonomia e di risorse finanziarie; a queste motivazioni si aggiungono i legami culturali e linguistici che accomunano alcune comunità del Veneto Orientale ai territori friulani, rendendo la questione particolarmente sentita nelle aree di confine.
L’eventuale trasferimento di San Michele al Tagliamento avrebbe una particolare rilevanza per il turismo balneare, dal momento che il suo territorio comprende Bibione, affacciata sull’Adriatico in prossimità della foce del Tagliamento, il fiume che segna il confine tra le due regioni. Sull’altra sponda si trova Lignano Sabbiadoro, altra importante destinazione turistica della costa nordorientale italiana.
La località veneta, conosciuta per il suo esteso arenile e per le aree naturali che circondano la foce del fiume, rappresenta una risorsa economica significativa: per interderci, figura al settimo posto in Italia per numero di pernottamenti, un risultato legato soprattutto alla capacità ricettiva di Bibione, che contribuisce in maniera determinante all’economia del territorio.
Quali comuni del Veneto potrebbero passare al Friuli
Il possibile cambiamento dei confini regionali interessa anche altre amministrazioni del Portogruarese, dove il dibattito sul futuro istituzionale del territorio è aperto da tempo. Il 22 ottobre 2026, infatti, i rappresentanti di alcuni dei dodici comuni veneti interessati a un possibile trasferimento al Friuli Venezia Giulia sono stati ascoltati dalla quinta commissione del Consiglio regionale friulano, nell’ambito di un confronto sulle opportunità offerte dalla regione confinante.
Tra le amministrazioni coinvolte figura anche Cinto Caomaggiore, il cui sindaco Gianluca Falcomer ha ricordato come la questione sia aperta ormai da circa vent’anni. A sostenere la richiesta di una nuova consultazione è inoltre il comitato Livenza-Tagliamento, nato per promuovere il confronto sul futuro amministrativo dei comuni di confine, mentre un ulteriore elemento di interesse è rappresentato dal progetto di ripristino delle Province in Friuli Venezia Giulia.
Nel frattempo, alcuni amministratori del Veneto Orientale stanno valutando una soluzione alternativa che consentirebbe di rafforzare l’autonomia locale senza modificare gli attuali confini regionali.
La proposta riguarda la costituzione di una zona omogenea comprendente tutti i 22 comuni della Venezia Orientale, ai quali verrebbe riconosciuto un ruolo più incisivo nelle decisioni della città metropolitana di Venezia.
Nella sua intervista su ‘Tgr Veneto’, il sindaco di San Donà di Piave, Alberto Teso, ha spiegato che il progetto “prevede la capacità di riconoscere a un’area appunto omogenea, come i 22 comuni della Venezia Orientale, una certa autonomia, potere decisionale e anche una certa capacità di intervento nelle scelte decisionali della città metropolitana stessa”.
La delega relativa alle zone omogenee è stata affidata a Christofer De Zotti, sindaco di Jesolo, nell’ambito di un percorso che punta a rafforzare il peso delle amministrazioni locali nella programmazione territoriale.
Sul piano istituzionale, tuttavia, il percorso per un eventuale cambio di regione resta complesso, poiché l’articolo 132 della Costituzione prevede che il distacco di un comune e la sua aggregazione a un’altra regione richiedano una consultazione referendaria e una successiva legge dello Stato, dopo aver sentito i Consigli regionali interessati.
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