Sulle Alpi Piemontesi trovate le orme fossili di un maxi rettile
Le orme fossili di un maxi rettile, simile a un coccodrillo, sono state ritrovate sull'Altopiano della Gardetta nell'Alta Val Maira, in provincia di Cuneo
Sulle Alpi Piemontesi, più precisamente a circa 2200 metri di quota nella zona dell’Altopiano della Gardetta nell’Alta Val Maira, in provincia di Cuneo, nel comune di Canosio, è stata effettuata un’”inattesa scoperta paleontologica“.
Lo studio, appena pubblicato sulla rivista internazionale ‘PeerJ’ da un team di geologi e paleontologi delle Università di Torino, Roma Sapienza, Genova, Zurigo e del MUSE – Museo delle Scienze di Trento, in accordo con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Alessandria Asti e Cuneo, descrive una serie di orme fossili impresse da grandi rettili vagamente simili a coccodrilli circa 250 milioni di anni fa e istituisce un tipo di impronta fossile nuova per la scienza, chiamata Isochirotherium gardettensis in riferimento all’altopiano in cui è stata rinvenuta.
Il paleontologo Edoardo Martinetto del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino, primo scopritore delle nuove tracce, ha affermato in alcune dichiarazioni riportate dall’Università Roma Sapienza: “È stato molto emozionante notare appena due fossette impresse nella roccia, spostare un ciuffo erboso e realizzare immediatamente che si trattava di un’impronta lunga oltre trenta centimetri: un vero tuffo nel tempo profondo, con il privilegio di poter appoggiare per primo la mano nella stessa cavità dove in centinaia di milioni di anni se n’era appoggiata soltanto un’altra”.
Secondo Fabio Massimo Petti del MUSE – Museo delle Scienze di Trento, esperto di orme fossili e primo autore del lavoro, è un ritrovamento unico in Europa: “Le orme sono eccezionalmente preservate e con una morfologia talmente peculiare da averci consentito la definizione di una nuova icnospecie che abbiamo deciso di dedicare all’Altopiano della Gardetta”.
Il paleontologo Marco Romano dell’Università Roma Sapienza ha spiegato: “Non è possibile conoscere con precisione l’identità dell’organismo che ha lasciato le impronte ma, considerando la forma e la grandezza delle impronte e altri caratteri anatomici ricavabili dallo studio della pista, si tratta verosimilmente di un rettile arcosauriforme di notevoli dimensioni, di almeno 4 metri“.
Il paleontologo Massimo Bernardi del MUSE ha sottolineato che i ritrovamenti testimoniano la presenza di rettili di grandi dimensioni in un luogo e un tempo geologico che si riteneva fosse caratterizzato da condizioni ambientali inospitali.
La ricostruzione dell’animale è stata realizzata da Fabio Manucci. Si ringrazia l’Università Roma Sapienza per le immagini.
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